esecuzioni nel mondo:

Nel 2018

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Dal 2000 a oggi

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legenda:

  • Abolizionista
  • Mantenitore
  • Abolizionista di fatto
  • Moratoria delle esecuzioni
  • Abolizionista per crimini ordinari
  • Impegnato ad abolire la pena di morte

EGITTO

 
governo: repubblica presidenziale
stato dei diritti civili e politici: Non libero
costituzione: vi sono state varie costituzioni; l'ultima è quella approvata dal comitato costituzionale nel dicembre 2013 e dal popolo con il referendum del 14-15 gennaio 2014, poi raticata dal Presidente ad interim president il 19 gennaio 2014
sistema giuridico: si basa sui sistemi inglese, islamico e napoleonico
sistema legislativo: sistema unicamerale della Camera dei Rappresentanti (Majlis Al-Nowaab); 596 seggi; 448 membri eletti direttamente con un meccanismo maggioritario, 120 membri - con quote per donne, giovani, cristiani e lavoratori - eletti in liste e 28 membri scelti dal Presidente; la legislatura dura 5 anni
sistema giudiziario: la Suprema Corte Costituzionale (SCC) è costituita dal presidente e da 10 giudici, funge da ultima istanza su questioni di costituzionalità delle leggi e conflitti tra i tribunali più bassi in materia di giurisdizione e di sentenze; Corte di Cassazione (CC), è costituito dal Presidente e da 550 giudici organizzati in circuiti, è il più alto grado di ricorso per i procedimenti civili e penali, detti "ordinari"; il Tribunale Supremo Amministrativo (SAC) - è costituito dal Presidente e organizzato in circuiti
religione: 90% musulmani; 9% copti, 1% cristiani
metodi di esecuzione: plotone d'esecuzione impiccagione
braccio della morte: tra 580 e 590, 2/3 dei quali condannati prima del 2010, secondo l’Organizzazione Araba per i Diritti Umani (AOHR).
Data ultima esecuzioni: 0-0-0
condanne a morte: 28
Esecuzioni: 55
trattati internazionali sui diritti umani e la pena di morte:

Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici

Convenzione sui Diritti del Fanciullo

Convenzione contro la Tortura ed i Trattamenti e le Punizioni Crudeli, Inumane o Degradanti

Statuto della Corte Penale Internazionale (esclude il ricorso alla pena di morte) (solo firmato)


situazione:
La nuova Costituzione, approvata nel 2014, non cita la pena capitale e anzi assicura il diritto alla vita (articolo 59), ma allo stesso tempo definisce i principi della Sharia come “fonte principale della legislazione”. Comunque l’art. 93 sancisce che «Lo Stato sarà vincolato dagli accordi internazionali sui diritti umani, dai patti e dalle convenzioni ratificati dall'Egitto, che avranno forza di legge dopo la pubblicazione secondo le condizioni prescritte».
La legislazione egiziana prevede la pena capitale per circa 100 diversi reati definiti dal Codice Penale, dal Codice di Giustizia Militare, dalla Legge sulle Armi e sulle Munizioni e dalla Legge contro il Traffico di Droga. 

Codice Penale: il codice penale egiziano (legge n° 58 del 1937, emendata dalla legge n° 5 del 2010) prevede la pena di morte per 35 reati. E' prevista come principale sanzione per 9 reati gravi. Per alcuni reati la pena di morte è obbligatoria, ma nella maggior parte dei casi alla corte viene lasciata la libertà di scegliere tra pena di morte e pena detentiva.
La pena di morte è prevista per: omicidio premeditato (art.230), tortura che causa morte (art 126), uso di sostanze/droghe con conseguente morte (art. 233) e altri omicidi dolosi se associati a un altro reato (artt. 234 e 375 bis, primo comma), incendio doloso di un edificio, con conseguente morte di persone presenti nell'edificio (articolo 257), sequestro di una donna aggravata dallo stupro (incluso lo stupro di minore) (articolo 290); spionaggio "in tempo di guerra" (articoli 77-77(C), 78(A) -78(C), 78(E), 80, 81, 82(B), 83(A), 86-102 Bis, 85, 86-102(2), 87, 102(B), 92).
Inoltre, 12 fattispecie di attentato alla sicurezza dello stato dall’estero prevedono la pena di morte; 14 le fattispecie di attentato alla sicurezza dello stato dall’interno prevedono la pena massima.
La serie di reati “sovversivi” punibili con la morte, comprende: minare intenzionalmente l'indipendenza, l'unità o l'integrità territoriale dell'Egitto; combattere contro l'Egitto o assistere o incitare i nemici dell'Egitto; demoralizzare le truppe o le persone; minare la difesa dell'Egitto, in particolare in tempo di guerra; violazione di contratti relativi alla Difesa in tempo di guerra; interferenza con l'ordine costituzionale; tentativi armati di rovesciare il governo; o altri reati.
Secondo l'art. 17 del codice penale, le corti possono ridurre le condanne a morte all’ergastolo (20 anni al massimo), gli ergastoli a pene medie (da 7 a 15 anni) e le pene medie a pene regolari (da 3 a 7 anni).
Le riduzioni non sono applicabili agli articoli 86, 87, 88 e 89 tranne nei casi in cui la pena alternativa (ad esempio l’ergastolo) sia prevista dall’articolo stesso. Per tutti gli altri articoli, la pena di morte può essere ridotta all’ergastolo a discrezione della corte.

Legge marziale Sono 10 i reati che prevedono la pena massima all’interno della “Law of Military Rules”. Nei crimini di guerra per quanto riguarda nemico, prigionieri, feriti e casi di ribellione, la pena capitale è prescritta negli articoli 130-132-133-134-135-136-138-139-140-141-151 e 154. È prescritta inoltre per alcuni militari anche quando non esitino in morte, come la diserzione, l'insubordinazione, il saccheggio, l'abbandono di posto, il maltrattamento dei feriti, l'assistenza al nemico e l'abuso di potere (vedi anche: art.77(B), 80, 85, 295 del codice penale).
Solo in 2 paragrafi degli articoli 133 e 135 la pena di morte è prevista come unica pena possibile, in tutti gli altri casi è facoltativa.
Vale la pena ricordare che la costituzione del 2014 ha mantenuto la possibilità di un processo militare per detenuti non militari che abbiano commesso reati contro le forze armate e le sue sedi. AOHR (Arab Organization for Human Rights) e altri gruppi per i diritti umani hanno preso posizione contro questa eccezione, pur rilevando che il fatto costituisce comunque un enorme progresso rispetto alle costituzioni del 1971 e del 2013, che non avevano nessuna limitazione al fatto che civili potessero essere processati dai militari, regola che in pratica si attagliava ai gruppi terroristici più pericolosi, come al Qaeda, ISIS e l'ala armata della Fratellanza (Hassm), tutti processati da tribunali militari. Recentemente AOHR ha ottenuto il rilascio di 236 persone arrestate 4 mesi prima dalla pubblica accusa militare. AOHR ha sostenuto che mancassero elementi per collegarli a strutture terroristiche importanti, come l’ISIS, e confida che il caso verrà archiviato.

La legge sugli stupefacenti (“Egypt Narcotics Law”), n. 182 del 1960, emendata fino al 1994, prevede la pena di morte per 10 fattispecie, tra cui il traffico, la fabbricazione o il possesso di droga se in relazione al traffico (art. 40); possesso di droga se a fini di traffico (art 33, 34, 40 e 41). Per tutti questi casi è però applicabile l’art. 17 (vedi sopra), ossia la possibilità per una corte di applicare una riduzione di pena.

Per quanto riguarda i reati capitali, il Codice di Procedura Penale prevede che:
se l'accusato non riesce a ingaggiare un avvocato, il tribunale deve nominargli un avvocato d’ufficio, a spese dello Stato (codice di procedura penale, art. 381).
Una condanna a  morte può essere pronunciata solo con decisione unanime e previa consultazione con il Mufti della Repubblica. La sentenza può essere impugnata in appello e si può chiedere un nuovo processo (codice di procedura penale, articolo 381). Il Gran Muftì non ha approvato la pena di morte per molti casi, e in molti altri casi non ha approvato la pena di morte per la maggior parte degli imputati, e per quanto la sua opinione per legge abbia valenza consultiva, i giudici tendono a rispettare la sua opinione.
Deve essere la stessa Procura Generale a portare tutti i casi di pena di morte (con imputati presenti) in Corte di Cassazione, al fine di garantire la corretta applicazione della legge, anche se il condannato non ha presentato ricorso alla Corte (articolo 46 della legge N. 57 del 1959, riguardante le circostanze e le procedure per presentare ricorso alla Corte di Cassazione).
Il fascicolo relativo a un caso in cui una condanna a morte è divenuta definitiva deve essere trasmesso al Presidente della Repubblica tramite il Ministro della Giustizia affinché la persona possa esercitare il suo diritto alla grazia o alla commutazione della pena (Codice di Procedure penali, articolo 470).
Il Presidente, quando il verdetto è definitivo, ha il potere di ridurre la pena, e anche di concedere una piena amnistia.
La sanzione non può essere eseguita nei giorni festivi o nei giorni che la fede del condannato considera festività speciali (Codice di procedura penale, art 475).
L’esecuzione di una donna incinta deve essere sospesa fino a quando essa non abbia partorito il figlio (codice di procedura penale, articolo 476).
La pena di morte non sarà applicata a persone di età inferiore ai 18 anni (Legge sui Minori n. 12 del 1998, articolo 112).
Un condannato può incontrare i suoi parenti nel giorno stabilito per l'esecuzione, e gli saranno messe a disposizione strutture idonee a svolgere i riti religiosi richiesti dalla fede della persona condannata (il codice penale, art 472).

L’Egitto ha progressivamente esteso l’applicazione della pena capitale da quando l’ex Presidente Hosni Mubarak ha preso il potere nel 1981 e successivamente alla sua cacciata, nel 2011 e a quella di Morsi nel 2013.
Le leggi d’emergenza imposte nel 1981 dopo che ufficiali dell’esercito assassinarono il Presidente Anwar Sadat, limitano drasticamente le libertà individuali e i diritti civili e hanno consentito al Governo di giudicare non solo i terroristi, ma anche appartenenti ai Fratelli Musulmani, in tribunali militari. Dal 1981, ne sono stati arrestati migliaia e dozzine di loro sono stati giustiziati.
Nel 1999 il Governo ha abolito l’articolo del Codice Penale che permetteva di assolvere chi aveva commesso una violenza carnale se avesse sposato la vittima. La violenza carnale consumata tra le mura domestiche non costituisce reato.

L’11 febbraio 2011, alla fine di una rivolta popolare durata 18 giorni, Hosni Mubarak è stato costretto a dimettersi.
Come conseguenza della “rivoluzione” del 2011, il Consiglio Supremo delle Forze Armate (CSFA) ha assunto il potere per “temporaneamente amministrare gli affari del Paese”. Il Consiglio Supremo delle Forze Armate ha mantenuto lo stato di emergenza che era stato in vigore per tre decenni e, da quando ha assunto il potere nel febbraio 2011, migliaia di civili sono stati processati in tribunali militari. Questi tribunali speciali, che vedono spesso decine di imputati processati insieme da un giudice militare, sono tristemente noti per le loro sentenze rapide e pesanti. Agli imputati è negato regolarmente l’accesso a un avvocato e alle sentenze non può essere presentato ricorso. Nel luglio 2011, il CSFA ha insistito sul fatto che solo i casi di “delinquenza” a mano armata, di stupro e di aggressione a membri dell’esercito sono stati portati davanti ai tribunali militari. Tuttavia, questi tribunali hanno continuato a pronunciarsi su casi che vanno da piccoli furti a crimini violenti e a emettere sentenze che vanno dai sei mesi ai 25 anni di carcere.
Il CSFA ha detto che i processi militari sono stati necessari a causa del tasso crescente di criminalità che ha accompagnato la rivolta che ha portato alla cacciata di Mubarak. “Nessun civile deve essere processato di fronte a tribunali militari”, aveva dichiarato il generale Mamdouh Shaheen, membro del CSFA. “Ma in questa situazione di emergenza ... i tribunali militari hanno preso il posto dei tribunali civili finché questi non saranno in grado di funzionare.”
Il Consiglio Supremo delle Forze Armate ha anche aggiunto nuovi reati alla già vasta gamma di reati capitali. Il 10 marzo 2011, il CSFA ha emanato un decreto (Legge N° 7 del 2011), che modifica il codice penale del 1937 con due articoli su “Teppismo, Terrorizzare e Delinquenza”, per cui “la pena è la morte se il reato è preceduto o accompagnato o associato con o seguito dal reato di omicidio”.
Il 1° aprile 2011, il Consiglio Supremo delle Forze Armate ha deciso di autorizzare la pena di morte per gli stupratori le cui vittime hanno meno di 18 anni o nei casi in cui l’autore ha un legame particolare con la vittima, come esserne il tutore o dipendente.
Il CSFA ha ceduto il potere il 30 giugno 2012, subito dopo l’elezione di Mohamed Morsi, figura di spicco dei Fratelli Musulmani, come nuovo Presidente dell’Egitto. Ma Mohamed Morsi è stato in carica solo un anno, perché il suo mandato si è concluso nel luglio 2013 quando l’Esercito lo ha deposto dopo le proteste di massa contro il suo Governo. Il 27 maggio 2014, l’ex capo dell’Esercito dell’Egitto, Abdel-Fattah al-Sisi, è stato eletto nuovo Presidente del Paese ed è stato riconfermato il 2 aprile 2018, con il 97% dei voti a favore. 

La “guerra al terrorismo”
Il rovesciamento del Presidente islamista Mohamed Morsi da parte dell’Esercito nel luglio 2013 ha scatenato un’ondata di attentati contro le forze di sicurezza nel Sinai del Nord e più a ovest nelle città della Valle e del Delta del Nilo. Il Governo dei militari ha accusato i Fratelli Musulmani di Morsi e i loro alleati islamici di aver orchestrato le violenze e tramato contro il Paese. I Fratelli Musulmani sono stati sciolti come movimento dal tribunale amministrativo supremo nel settembre 2013 e dichiarati gruppo terroristico nel dicembre 2013.
Il 9 agosto 2014, il tribunale amministrativo supremo ha sciolto anche il Partito Libertà e Giustizia (PLG), l'ala politica dei Fratelli Musulmani, costituita nel giugno 2011, all'indomani della rivolta che ha rimosso Hosni Mubarak dopo 30 anni di potere ininterrotto. La sentenza esclude quindi in toto la Fratellanza dalla partecipazione formale alle elezioni, di fatto costringendo il movimento alla clandestinità.
Il 3 aprile 2014, il Governo egiziano ha approvato una nuova legge anti-terrorismo, all’indomani di un attacco terroristico all’esterno dell’Università del Cairo, avvenuto il 2 aprile. La legge antiterrorismo è stata modificata alla Camera ed è stata inviata al Presidente ad interim Adly Mansour per la ratifica. La legge aumenta le pene per i reati legati al terrorismo e amplia l’ambito dei reati che rientrano in questa categoria. Gli emendamenti hanno introdotto la pena di morte per qualsiasi persona condannata per crimini connessi al terrorismo e hanno ampliato i poteri degli agenti di sicurezza nell’applicazione delle leggi antiterrorismo. La nuova legge impone pene detentive più severe per il reato di promozione di organizzazioni terroristiche, anche mediante Internet.
12 reati nella legge antiterrorismo (Anti-Terrorism Act) e 1 nelle legge sulle armi (Arms and Ammunition Act) sono punibili con la pena di morte, anche se il termine terrorismo copre una gamma ampia e vagamente definita di reati, che non devono necessariamente causare la morte.
Ai sensi dell'articolo 86 del Codice penale egiziano, terrorismo significa "qualsiasi uso di forza, violenza, minacce o intimidazione a cui un criminale ricorre per attuare un piano criminale individuale o collettivo volto a sconvolgere l'ordine pubblico o a mettere in pericolo la sicurezza pubblica e del paese colpendo o terrorizzando le persone, mettendo a repentaglio la loro vita, libertà o sicurezza, danneggiando l'ambiente, danneggiando o impossessandosi del controllo di comunicazioni pubbliche o private, trasporti, beni, edifici o proprietà, impedendo o ostacolando il funzionamento delle autorità pubbliche, luoghi di culto o istituzioni accademiche o rendere la Costituzione, le leggi o regolamenti inoperativi".
Le sanzioni applicate al terrorismo sono indicate nell'articolo 86 bis del codice penale e la pena di morte o l’ergastolo ai lavori forzati sono state introdotte per contrastare il terrorismo.
L’art. 86 bis, nei suoi vari commi, prevede la pena di morte contro chiunque costituisca o diriga un’associazione, organizzazione, gruppo o cellula aventi lo scopo di ostacolare l’applicazione della legge o della Costituzione, in base ad attività considerate terroristiche fornendo armi, munizioni, esplosivi, materiali, macchinari, fondi, proprietà o informazioni. La stessa pena è prescritta in caso di morte della vittima nel tentativo di costringere le persone ad aderire o mantenere l'appartenenza ad organizzazioni anti-statali o terroristiche (paragrafo B). Con la pena di morte è punita anche la collaborazione, diretta e indiretta, con un paese straniero o con un'associazione, corporazione, organizzazione, gruppo o banda la cui sede si trovi all'estero il cui fine sia compiere un atto terroristico in Egitto o contro le sue proprietà, istituzioni, funzionari pubblici, rappresentanti diplomatici o suoi cittadini, nell'esercizio delle loro funzioni o durante il loro soggiorno all'estero, se il reato si verifica o viene tentato (articolo 86 bis C).
È prevista inoltre per chi causa la morte nel corso del dirottamento di qualsiasi forma di trasporto (articolo 88), mantenendo in ostaggio una persona con lo scopo di influenzare le autorità pubbliche o ottenere da loro un vantaggio o un privilegio di qualsiasi tipo (articolo 88 bis), resistendo alle autorità assegnate alle esecuzioni delle disposizioni della Sezione 1, Parte 2 "Pregiudizio al Governo" (articolo 88 bis A) o in congiunzione con la distruzione di una struttura governativa, di un'utilità o di un luogo pubblico (art. 90).
Anche l’art. 93 dichiara che la pena di morte è comminata contro chiunque faccia parte o sia al comando di un gruppo armato vietato, con lo scopo di appropriarsi di porzioni di territorio o di denaro di proprietà dello Stato, in resistenza alle forze militari. Infine, è punito con la morte l'uso di esplosivo con l'intenzione di commettere i reati previsti dall'art. 87 (rovesciare o modificare la costituzione o il regime repubblicano) o con finalità di assassinio politico o di danneggiamento di beni di utilità pubblica (102 bis B), e altre fattispecie in cui si usi l’esplosivo e si causi la molte di persone (articolo 102 bis C). L'usurpazione dell'autorità militare o capeggiare bande armate per scopi criminali (articoli 91 e 93) è punibile con la morte.

Il 27 ottobre 2014, il presidente Abdel Fattah al-Sisi ha emanato la legge n. 136 del 2014 per pone sotto giurisdizione militare per un periodo di due anni tutte le "infrastrutture pubbliche e vitali". La magistratura militare è soggetta al Ministro della Difesa, che nomina giudici e pubblici ministeri, tra il personale militare di vario grado su indicazione del capo della Commissione giudiziaria militare, i quali sono soggetti all’ordinamento militare e non godono dello stesso grado di indipendenza dei giudici nei tribunali civili. Nonostante alcune modifiche alla legge sul sistema giudiziario militare del febbraio 2014 per consentire l'appello dinanzi a un tribunale superiore, tuttavia, continuano a mancare le garanzie fondamentali del giusto processo e l’indipendenza e l’imparzialità della magistratura in conformità standard internazionali sui diritti umani. 
Il 17 gennaio 2016, il Parlamento ha approvato a stragrande maggioranza una nuova legge anti-terrorismo che aumenta il potere delle autorità di imporre pesanti condanne, tra cui la pena di morte, per reati in base a una definizione di terrorismo talmente estesa e vagamente formulata che potrebbe comprendere atti di disobbedienza civile e potenzialmente criminalizzare anche espressioni private di opposizione al Governo. La nuova legge antiterrorismo riguarderà qualsiasi persona o gruppo individuati in base alla Legge sulle Entità Terroristiche, emanata nel febbraio 2015, che ha creato le norme di procedura per i tribunali nell’approvare le proposte dei pubblici ministeri di inserimento di singoli o gruppi nelle liste ufficiali del terrorismo. La nuova legge protegge i militari e la polizia da sanzioni penali per ciò che è considerato “uso proporzionato della forza” e conferisce anche ai procuratori un maggiore potere di detenere i sospetti senza controllo giurisdizionale e ordinare una sorveglianza ad ampio raggio e potenzialmente indefinita di persone sospettate di terrorismo, senza un ordine del tribunale. La legge considera inoltre chiunque sia stato giudicato di aver facilitato, incitato o espresso consenso a un crimine terroristico vagamente definito – sia in pubblico che in privato – passibile della stessa pena che avrebbero ricevuto se avesse commesso personalmente quel crimine, anche se non è mai avvenuto. 
Il 27 aprile 2017, il Presidente Abdel Fattah al-Sisi con il decreto n. 11 ha modificato alcuni articoli del codice di procedura penale per ridurre ad una sola la possibilità di ricorrere in Corte di Cassazione. La modifica è stata introdotta per accelerare il contenzioso, ma l’accorciamento dei tempi e l'assenza della possibilità di un secondo ricorso in Cassazione - in particolare nei casi punibili con la condanna a morte – compromettono ulteriormente il corso della giustizia, le garanzie del processo equo e i diritti degli imputati. Prima di questa riforma infatti, la Corte di Cassazione poteva annullare il verdetto di colpevolezza e far ri-processare l'imputato in un altro circuito criminale. Una volta ri-deciso il caso, i convenuti potevano ricorrere per una seconda volta alla Corte di Cassazione.
Il 26 febbraio 2017, la Commissione per i Diritti Umani del Parlamento egiziano ha affermato che non sostiene l’abolizione della pena di morte. "Le organizzazioni occidentali per i diritti umani che fanno pressione per l'abolizione della pena di morte dovrebbero sapere che ciò va contro sia la Sharia islamica che la Costituzione del paese", si legge in una dichiarazione della Commissione presieduta dall'On. Alaa Abed.

Un numero senza precedenti di condanne a morte è stato inflitto in Egitto dopo la cacciata dell’ex presidente islamista Mohamed Morsi. In risposta, un gruppo di personaggi pubblici egiziani, tra cui il noto scrittore Ahdaf Soueif, i difensori dei diritti umani Gamal Eid ed Emad Mubarak, lo scrittore e regista Khaled al-Khamissi e l’esponente politico Amr Hamzawy, hanno lanciato una campagna contro la pena capitale. Il gruppo ha denunciato in una dichiarazione “l’evidente deterioramento della giustizia e del sistema giuridico in Egitto”, così come l’uso della tortura per estorcere confessioni in diversi casi, che è “preoccupante quando si tratta di una pena che non può essere rivista”. Anche altre organizzazioni per i diritti umani, tra cui la Rete Araba per l’Informazione sui Diritti Umani, l’Iniziativa Egiziana per i Diritti emesso rilasciato un comunicato congiunto esprimendo preoccupazione per “l’uso massiccio della pena di morte, alla luce della recente escalation delle misure repressive contro l’opposizione politica”.
Dalla cacciata di Morsi nel luglio 2013, il Governo sostenuto dai militari ha intrapreso un giro di vite implacabile nei confronti del dissenso politico – colpendo in gran parte i sostenitori di Morsi – che ha visto centinaia di morti, migliaia di persone incarcerate e un numero senza precedenti di condanne a morte.

Dal luglio 2013 alla fine del 2017, su un totale di oltre 2.000 condanne a morte preliminari per reati di violenza politica sono state sottoposte al Gran Muftì, oltre la metà non hanno trovato conferma e gli imputati sono stati invece condannati a pene diverse dalla pena di morte o assolti e sarebbero quindi 800 le condanne a morte pronunciate in questo arco temporale secondo Human Rights Watch.
Secondo quanto riferito il 4 gennaio 2018, dall’organizzazione Egyptian Coordination for Rights and Freedoms sarebbero oltre 13.000 i civili passati sotto processo in tribunali militari dal 2013 alla fine del 2017.
Nel 2017, la Corte di Cassazione ha confermato le condanne a morte di 24 persone in cinque diversi casi (No. 11 del 2012 noto come «il massacro di Port Said»;  No. 1781 del 2014, noto come «le rivolte di Alessandria» ;  no. 781 del 2014 noto come «omicidio dell'agente di polizia di Mansoura»;  No. 6300 del 2013, noto come  «i fatti di Qaid Ibrahim» e No. 3690 del 2014, noto come «il caso di spionaggio con il Qatar») .  

Il 9 maggio 2017, la corte penale di Giza ha condannato all’ergastolo la guida suprema dei Fratelli Musulmani Mohammed Badie per aver “pianificato attacchi violenti” in Egitto dopo la deposizione con un golpe militare del presidente islamista Mohammed Morsi. All’ergastolo sono stati condannati anche Mahmoud Ghozlan (un portavoce della Fratellanza) e Hossam Abu Bakr (un membro dell’ufficio orientamento). Pene più leggere per altri coimputati mentre sono state prosciolte 21 persone. Tra queste vi è Gehad Haddad, un portavoce internazionale della Fratellanza. Si è tratto di un nuovo processo nato dopo la decisione della Corte di Cassazione di rigettare le sentenze del 2015 che avevano condannato a morte Badie e altri 13 imputati, tra cui il deposto presidente Morsi e all’ergastolo 34 militanti islamisti. Nonostante le pene emesse siano più miti, l’avvocato della difesa Abdel Maksoud ha già detto che ricorrerà in appello: sarà poi la Cassazione a emettere una sentenza definitiva. Badie è imputato in più di 35 processi. Ha già ricevuto 3 sentenze di morte che però, come già accaduto in molti altri casi, la corte di Cassazione ha respinto, come nel caso dell’ex presidente Morsi.
Dal 15 al 16 maggio 2017, si è svolto al Cairo un workshop organizzato dall’Organizzazione Araba per i Diritti Umani (AOHR) e Nessuno tocchi Caino per contenere la pena di morte in tempo di guerra al terrorismo. L’incontro, rientra in un progetto sostenuto dall’Unione Europea, è stata l’occasione per elaborare un ampio programma di riforme volte ad adeguare l’ordinamento interno a quegli standard internazionali sui diritti umani richiamati dall’art. 93 della Costituzione (vedi www.containingdeathpenalty.org).

Le Nazioni Unite e diverse organizzazioni internazionali per i diritti umani hanno espresso preoccupazione e messo in discussione l’equità dei procedimenti – spesso durati solo poche ore – contro tanti imputati. Human Rights Watch ha descritto i processi come una “palese e fondamentale violazione del diritto a un processo equo sancito dalla Costituzione egiziana e dal diritto internazionale”.
Il 22 giugno 2017, un gruppo di esperti delle Nazioni Unite hanno chiesto all’Egitto di sospendere le esecuzioni di sei uomini condannati a morte sulla base di confessioni estorte.
Il 6 dicembre 2017, anche l'Unione africana è intervenuta nei confronti del  governo egiziano per chiedere di annullare le condanne a morte di 20 persone e di "sospendere immediatamente" le esecuzioni, dopo che il Partito egiziano per la libertà e la giustizia (FJP), il partito dell'ex presidente Mohamed Morsi, aveva trasmesso una denuncia alla commissione a nome dei prigionieri a rischio di esecuzione.
Il 2 gennaio 2018, a fronte dell’ondata di esecuzioni (20) compiute tra la fine del 2017 e l’inizio del 2018, l’ufficio dell’Alto Commissario per i diritti umani delle Nazioni Unite ha dichiarato che nonostante i problemi di sicurezza – in particolare nel Sinai – l’Egitto non può pensare di combattere il terrorismo con il ricorso alle esecuzioni e ha espresso preoccupazione per il fatto che civili sono processati da corti militari in cui non paiono rispettate le garanzie del giusto processo ed il diritto di difesa degli imputati.

Nel 2017, sono stati giustiziati 15 uomini per atti di “terrorismo” o violenza politica. Nel 2016, era stata giustiziata 1 persone per atti di “terrorismo” o violenza politica. Nel 2015, eranoo state giustiziate 7 persone per atti di “terrorismo” o violenza politica. 

La pena di morte “top secret”
Ci sono pochissimi dati ufficiali disponibili su condanne a morte ed esecuzioni in Egitto, dove le notizie – in particolare sulle esecuzioni – raramente filtrano dai giornali locali.
Le esecuzioni sono rese pubbliche solo quando sono già state effettuate. Ai condannati non viene comunicata né la data né l’ora in cui saranno giustiziati e, in pratica, i familiari si rendono conto dell’avvenuta esecuzione solo quando sono chiamati per andare a recuperare il cadavere, checché ne dicano le autorità egiziane secondo cui i parenti possono visitare il condannato il giorno previsto per l’impiccagione.
Come pure, le autorità non hanno mai reso pubblico quante sono le persone in attesa di esecuzione.
Dopo una moratoria di fatto che risaliva al 2011, nel 2014 l’Egitto ha compiuto almeno 15 esecuzioni, di cui solo 8 sono state rese note su giornali locali.
La media prima del 2011 era di circa 19 esecuzioni all'anno.
Le esecuzioni totali effettuate tra il 1906 e il 2014 sono state (approssimativamente) 1429, secondo studi accademici. Dopo le almeno 5 esecuzioni del 2009 e le altrettante del 2010, un'esecuzione è stata compiuta nel 2011. Successivamente, i dati sulle esecuzioni forniti da AOHR sono:
Nel 2014: 9
Nel 2015: 15 (7 per terrorismo o atti di violenza politica)
Nel 2016: 16 (1 per il terrorismo)
Nel 2017: 31 (15 per il terrorismo)

Per quanto riguarda le condanne a morte, sempre secondo AOHR, almeno 17 sono state quelle pronunciate nel 2011, successivamente:
Nel 2012: 91
Nel 2013: 109
Nel 2014: almeno 730 (c'è una grande differenza tra i 1491 casi inoltrati al Gran Muftì e le sentenze definitive, le sentenze definitive riguardavano circa 730 imputati)
Nel 2015: almeno 538
Nel 2016: almeno 237
Nel 2017: 293 tra gennaio e fine di luglio, il resto sono processi ancora in corso **

Numero di persone nel braccio della morte in attesa di esecuzione: tra 580 e 590, 2 terzi sono stati condannati prima del 2010)

 ** verdetti di primo grado:

 

Per quanto riguarda il 2017, vi sono state almeno 526 persone condannate a morte secondo l'Organizzazione Araba per i Diritti Umani (AOHR): 479 condannate da tribunali penali ordinari e 47 da tribunali penali militari.

La pena di morte nei confronti delle donne
Ai sensi dell'articolo 476 del codice di procedura penale, una donna incinta non può essere giustiziata fino a due mesi dopo la nascita di suo figlio. Nel 2016, almeno 11 donne sono state condannate a morte e una donna è stata giustiziata. Nel 2017 è stata giustiziata 1 donna.

Le Nazioni Unite
Nel novembre 2014, l’Egitto è stato esaminato nell’ambito della Revisione Periodica Universale del Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite. Il Governo ha respinto le raccomandazioni a considerare la ratifica del Secondo Protocollo Opzionale al Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici e a stabilire una moratoria ufficiale sulle esecuzioni in vista dell’abolizione della pena di morte.
Il 19 dicembre 2016, l'Egitto ha nuovamente votato contro la risoluzione per una moratoria delle esecuzioni capitali all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.
Il 29 settembre 2017, l’Egitto ha votato contro la risoluzione sulla pena di morte (L6/17) alla 36° sessione del Consiglio diritti umani.

 


 

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