esecuzioni nel mondo:

Nel 2018

0

Dal 2000 a oggi

0

legenda:

  • Abolizionista
  • Mantenitore
  • Abolizionista di fatto
  • Moratoria delle esecuzioni
  • Abolizionista per crimini ordinari
  • Impegnato ad abolire la pena di morte

TANZANIA

 
governo: repubblica presidenziale
stato dei diritti civili e politici: Parzialmente libero
costituzione: 25 aprile 1977, emendata nell'ottobre del 1984
sistema giuridico: si basa sulla common law inglese; parziale revisione degli atti legislativi da parte del giudiziario
sistema legislativo: monocamerale, Assemblea Nazionale (Bunge)
sistema giudiziario: Commissione Permante d'Indagine; Corte di Appello e Alta Corte, corti distrettuali, corti primarie
religione: 30% cattolici, 35% musulmani, 35% credenze indigene (Zanzibar, oltre il 99% musulmani)
metodi di esecuzione: impiccagione
braccio della morte: 491 (di cui 20 femmine, a settembre 2017 (LHRC))
Data ultima esecuzioni: 0-0-1994
condanne a morte: 4
Esecuzioni: 0
trattati internazionali sui diritti umani e la pena di morte:

Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici

Convenzione sui Diritti del Fanciullo

Statuto della Corte Penale Internazionale (esclude il ricorso alla pena di morte)


situazione:
La Tanzania prevede ancora la pena di morte nel codice penale e nella legge sulla difesa nazionale. I reati capitali sono tre: omicidio, tradimento e cattiva condotta dei comandanti o di qualsiasi militare in presenza di un nemico. La pena di morte in caso di omicidio è una pena obbligatoria.
La pena di morte è pronunciata solo dall’Alta Corte. È assicurato un servizio gratuito di assistenza alle persone accusate di reati capitali in modo che possano difendersi nel processo. Una persona condannata a morte dall'Alta Corte ha automaticamente il diritto di ricorso alla Corte d'Appello, che è la più alta Corte in Tanzania. Una volta che la condanna a morte è stata confermata dalla Corte d'Appello, un comitato consultivo per la prerogativa della grazia consiglia il Presidente in merito all’esecuzione della sentenza. Nel consigliare il Presidente, il Comitato considera il punto di vista dei parenti sia della vittima che del condannato, oltre che la richiesta di grazia avanzata dal condannato al Comitato. Oltre al Comitato, il Presidente chiede anche alla Corte di inviargli una relazione scritta sul caso. Questi meccanismi, in gran parte, offrono una garanzia contro l'esecuzione arbitraria della pena di morte.
In Tanzania è in corso un processo di revisione costituzionale. Nonostante la bozza finale di nuova Costituzione, approvata dall’Assemblea Costituente nell’ottobre 2014, stabilisca che “ognuno ha il diritto alla vita e alla tutela della sua vita da parte dello Stato e della società in conformità con la legge”, la pena di morte resta come previsione costituzionale. L’allora Ministro della Giustizia e degli Affari Costituzionali, Mathias Chikawe, aveva proposto la sua cancellazione dalla nuova Costituzione e sostituzione con l’ergastolo come alternativa. “La pena è volta a rieducare un criminale. La pena di morte non rieduca nessuno … Quando un Presidente firma un ordine di esecuzione deve convivere con questa decisione e va a dormire pensando a questo. È giunto il momento per noi di dire basta alla pena di morte una volta per tutte”, aveva dichiarato Chikawe. La proposta di nuova Costituzione è ancora in attesa di essere confermata in via definitiva da un referendum popolare previsto che si tenesse nell’aprile 2015 e poi rinviato a tempo indeterminato per problemi relativi alla registrazione dei cittadini votanti.

Una moratoria di fatto delle esecuzioni vige da almeno due decenni grazie alle prerogative della grazia presidenziale.
Dopo l'indipendenza nel 1961, ci sono state 238 esecuzioni per omicidio (232 uomini e 6 donne). Le ultime esecuzioni sono state effettuate nel 1994, quando sono stati impiccati 21 uomini.
Secondo le informazioni ottenute dal Tanzania Prison Services dal Legal and Human Rights Center (LHRC), nel 2015 c’erano 472 persone in attesa di esecuzione (452 uomini e 20 donne) mentre nel 2014 erano 410. Dei 472  detenuti, 228 erano in attesa dell'esecuzione della pena dopo il completamento dell’iter processuale. I rimanenti 244 prigionieri erano ancora in attesa della fine del loro processo di appello. Nel 2016, c'erano 465 condannati a morte (445 uomini e 20 donne) nel braccio della morte secondo il Ministro della Giustizia. Nel 2017, LHRC, a commento della contrarietà del Presidente a firmare decreti di esecuzione, ha fatto riferimento a 491 detenuti nel braccio della morte.

L’11 settembre 2017, il Presidente della Tanzania John Magufuli, in occasione del giuramento del nuovo Ministro della Giustizia, Ibrahim Hamis Juma, si è espresso a favore dell’abolizione della pena di morte dicendo di non voler firmare alcun decreto di esecuzione. Facendo riferimento ai 491 detenuti – tra cui 20 donne - in attesa di esecuzione, il Presidente ha detto: "So che ci sono persone che sono state condannate per omicidio e aspettano l’esecuzione, ma per favore non portatemi la lista per decidere perché so quanto sia difficile giustiziare".
Secondo il Centro Legale per i Diritti Umani (LHRC), la posizione espressa dal Presidente permetterà agli avvocati di contestare la pena di morte obbligatoria dinanzi all’Alta Corte. Anche se è impossibile sapere con certezza come i giudici reagiranno alla dichiarazione del Presidente, la magistratura sarà probabilmente d'accordo anche perché i giudici sono nominati dal Presidente. Per la ONG "ora è il momento giusto per impegnarsi con il procuratore generale e di sostenere per la commutazione di massa.
La dichiarazione del Presidente Magufuli, fa seguito alla raccomandazione rivolta al Governo, il 4 aprile 2017, dalla Commissione parlamentare per la Costituzione e gli Affari Legali di rivedere le leggi sulla pena di morte per permettere ai detenuti che si trovano da molto tempo nel braccio della morte di ottenere la commutazione in ergastolo.
Il Presidente della Commissione, Rashid Shangazi, ha detto che la revisione delle leggi dovrebbe anche valutare l'ipotesi di un limite di tempo per l'esecuzione della condanna a morte, consentendo in automatico la commutazione in ergastolo se non applicata in tempo. I parlamentari hanno detto che il governo dovrebbe lavorare su vari temi tra i quali la pena di morte e il sovraffollamento nelle carceri.
Il 9 dicembre 2017, il presidente John Magufuli ha graziato 61 prigionieri nel braccio della morte. "Alcuni di quei prigionieri che sono stati condannati a morte hanno un'età superiore a 80 anni, sono in prigione da oltre 45 anni e, in conformità con la sezione 45 della Costituzione, voglio che vengano rilasciati oggi", ha detto il Presidente annunciando l’amnistia in occasione di una messaggio alla Nazione durante le celebrazioni del 56° anniversario dell'indipendenza allo stadio Jamhuri di Dodoma. In quest’occasione, ha anche graziato altri 8.157 prigionieri che erano stati condannati per vari reati.
La Tanzania ha oltre 39.000 prigionieri, di cui 2.000 sono donne, ha detto Magufuli.
Nel 2017, almeno 4 persone sono state condannate a morte.
Il 6 novembre 2017, l'Ufficio del Direttore della Procura Pubblica (DPP) ha annunciato che sono almeno 34 le persone che condannate a morte in Tanzania per l’omicidio di persone albine. Secondo l’avvocato Beatrice Mpembo, le condanne sono legate a fatti che si sono verificati tra il 2006 e il 2016.

 La "guerra al terrorismo"
Il 20 maggio 2016 è entrata in vigore, con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale (n.21. Vol.97) la nuova legge sulla prevenzione del terrorismo (CAP 19). La normativa è stata modificata con la Legge n. 2 del 2016 che interviene su più materie, tra cui sulla sezione 197 del codice penale CAP 16 aggiungendo il reato di terrorismo che causi la morte, tra i crimini capitali.

La pena di morte nei confronti delle donne
In Tanzania sarebbero 20 le donne nel braccio della morte su un totale di 491. Dall’indipendenza 6 donne sono state mandate a morte su un totale di 238 giustiziati per omicidio.

Le Nazioni Unite
Il 9 maggio 2016, la Tanzania è stata sottoposta al Riesame Periodico Universale del Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite. La delegazione del Paese non ha accettato le raccomandazioni volte a stabilire una moratoria ufficiale sulle esecuzioni, abolire la pena di morte e ratificare il Secondo Protocollo Opzionale al Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici, che mira all'abolizione della pena di morte. La delegazione del Paese ha detto che la pena di morte era una sanzione legittima e ha aggiunto che erano in atto misure, compresa la rappresentanza obbligatoria e garanzie del giusto processo, per proteggere i diritti di accusati di reati capitali. Nessuna posizione poteva essere espressa sulla questione della moratoria sulla pena di morte, essendo una questione politica.
Il 19 dicembre 2016, la Tanzania si è astenuta sulla risoluzione per una moratoria delle esecuzioni capitali all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, come ha fatto nel 2007, 2008, 2010, 2012 e 2014.

 

notizie


 

Pena di morte per reati violenti

 
 
 

 

Africa