esecuzioni nel mondo:

Nel 2018

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Dal 2000 a oggi

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legenda:

  • Abolizionista
  • Mantenitore
  • Abolizionista di fatto
  • Moratoria delle esecuzioni
  • Abolizionista per crimini ordinari
  • Impegnato ad abolire la pena di morte

SAINT VINCENT E GRENADINE

 
governo: democrazia parlamentare
stato dei diritti civili e politici: Libero
costituzione: 27 ottobre 1979
sistema giuridico: si basa sulla common law
sistema legislativo: monocamerale, Camera dell'Assemblea
sistema giudiziario: Corte Suprema dei Caraibi Orientali, con sede a Saint Lucia
religione: maggioranza protestante, minoranza cattolica
metodi di esecuzione: impiccagione
braccio della morte: 1 (al 31 dicembre 2017)
Data ultima esecuzioni: 13-2-1995
condanne a morte: 0
Esecuzioni: 0
trattati internazionali sui diritti umani e la pena di morte:

Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici

Primo Protocollo Opzionale al Patto

Convenzione sui Diritti del Fanciullo

Convenzione contro la Tortura ed i Trattamenti e le Punizioni Crudeli, Inumane o Degradanti

Statuto della Corte Penale Internazionale (esclude il ricorso alla pena di morte)


situazione:
Sono reati capitali: omicidio e tradimento.
Saint Vincent e Grenadine sono uno stato indipendente membro del Commonwealth. Mantengono la pena di morte, in merito alla quale il Comitato Giudiziario del Privy Council è l’organo ultimo di appello.
In base a una sentenza del Privy Council del 1993, la pena di morte non può essere eseguita e va commutata automaticamente in ergastolo nel caso in cui il condannato abbia passato più di cinque anni nel braccio della morte in attesa dell’esecuzione.
L’11 marzo 2002, il Comitato Giudiziario del Privy Council (JCPC), ha confermato la decisione emessa nell’aprile del 2001 dalla Corte d’Appello dei Caraibi orientali (ECCA) e ha unanimemente considerato incostituzionale – perché inumana e degradante – la pena di morte quale sanzione obbligatoria per omicidio a Saint Vincent e Grenadine e in altri sei paesi. Questa decisione comporta il riesame di tutte le condanne emesse in precedenza.
Saint Vincent sta ancora discutendo sulla adesione alla Corte Caraibica di Giustizia, in sostituzione del Privy Council di Londra come corte d’appello di ultima istanza nella regione
I leader dei paesi caraibici vedono in essa la fine dell’ultimo retaggio del colonialismo, ma i militanti per i diritti umani sono preoccupati che con la nuova giurisdizione aumenteranno le esecuzioni essendo i governi caraibici per lo più a favore della pena di morte.
La Corte Caraibica di Giustizia è stata inaugurata a Trinidad il 16 aprile 2005. Comunque il paese deve emendare la propria costituzione per poter passare alla giurisdizione della Corte.
Il paese può essere oggi considerato un abolizionista di fatto, dal momento che l’ultima esecuzione a Saint Vincent risale al 13 febbraio 1995, quando sono stati giustiziati tre uomini, ai quali il decreto di esecuzione era stato comunicato quattro giorni prima. È stata la prima esecuzione dopo una pausa che durava dal 1991.
Nel 2017 come nel 2016 non si sono registrate nuove condanne a morte e alla fine del 2017, Patrick Lovelace era l’unico condannato ancora nel braccio della morte. Nel marzo 2014, la Corte d’Appello dei Caraibi Orientali ha rigettato il ricorso dei suoi avvocati volto a ottenere la proroga dei termini per presentare un appello contro la sua condanna. Tuttavia, il 26 febbraio 2015, a Patrick Lovelace è stato concesso di fare appello al Comitato Giudiziario del Privy Council.

Le Nazioni Unite
Nel 2008, il Comitato diritti umani dell'ONU, nelle sue osservazioni conclusive, ha raccomandato che "in luce del mantenimento della pena di morte," l'assistenza legale sia garantita alle persone accusate di reati gravi. Il Comitato ha  osservato che il caso Hughes&Spence vs La Regina, che ha stabilito che la pena di morte obbligatoria è incostituzionale, era uno sviluppo positivo e ha invitato lo Stato a prendere in considerazione la completa abolizione della pena di morte.
Il 19 dicembre 2016, Saint Vincent ha nuovamente votato contro la risoluzione per una moratoria delle esecuzioni capitali all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

 

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