esecuzioni nel mondo:

Nel 2018

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Dal 2000 a oggi

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legenda:

  • Abolizionista
  • Mantenitore
  • Abolizionista di fatto
  • Moratoria delle esecuzioni
  • Abolizionista per crimini ordinari
  • Impegnato ad abolire la pena di morte

BANGLADESH

 
governo: democrazia parlamentare
stato dei diritti civili e politici: Parzialmente libero
costituzione: 16 dicembre 1972, sospesa il 24 marzo 1982, ripristinata il 10 novembre 1986, emendata diverse volte
sistema giuridico: basato sulla common law inglese e legge islamica
sistema legislativo: monocamerale, Parlamento Nazionale (Jatiya Sangsad)
sistema giudiziario: Corte Suprema (giudici nominati dal Presidente)
religione: 83% musulmani, 16% indù, minoranze buddiste, cattoliche e protestanti
metodi di esecuzione: plotone d'esecuzione impiccagione
braccio della morte: 1.456, di cui 37 sono donne, al 10 giugno 2017, fonte amministrazione penitenziaria
Data ultima esecuzioni: 23-4-2013
condanne a morte: 160
Esecuzioni: 0
trattati internazionali sui diritti umani e la pena di morte:

Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici

Convenzione sui Diritti del Fanciullo

Convenzione contro la Tortura ed i Trattamenti e le Punizioni Crudeli, Inumane o Degradanti

Statuto della Corte Penale Internazionale (esclude il ricorso alla pena di morte) (solo firmato)


situazione:
La pena di morte in Bangladesh è prevista dalla Costituzione che all’art 32 stabilisce: “Nessuno può essere privato della vita ..salvo in casi previsti dalla legge”. Una gamma estremamente ampia di reati comporta attualmente la pena di morte in Bangladesh, tra cui reati non letali come contraffazione e contrabbando. Sono reati capitali: omicidio, sedizione, reati legati a possesso e traffico di droga, tradimento, spionaggio, reati militari.
Nel marzo del 1998 il Governo del Bangladesh ha approvato l’uso della pena di morte per crimini commessi contro donne e bambini, compresi traffico di esseri umani, violenza sessuale e omicidio. Prima la pena massima per questi crimini era 10 anni di reclusione. Nel 1997 la pena capitale era stata estesa al dirottamento di aerei e al sabotaggio.
Il 13 marzo 2002 il Parlamento ha approvato una legge che prevede l’istituzione di tribunali speciali e processi per direttissima (da celebrare entro 90 giorni dalla denuncia) che possono condannare a morte per gli attacchi con acido e atti gravi di violenza contro donne e bambini, divenuti di anno in anno sempre più frequenti. È stata approvata anche un’altra legge per la restrizione di produzione, importazione, trasporto e vendita di acido nel paese. Il 16 marzo 2004, il Parlamento ha approvato la proroga per altri due anni dei Tribunali per direttissima il cui mandato sarebbe scaduto il 9 aprile.
Le condanne a morte sono notevolmente aumentate da quando sono stati introdotti questi tribunali speciali. Gli atti terroristici, ma anche reati comuni come omicidio, estorsione e rapimento sono entrati sotto la giurisdizione dei tribunali per direttissima.
Il 29 febbraio 2016, il Parlamento ha approvato la nuova Legge sulla Guardia Costiera del Bangladesh che introduce la pena di morte per le guardie costiere riconosciute colpevoli di incitamento o partecipazione all’ammutinamento o per essere restati inattivi durante l’ammutinamento. La nuova normativa interviene sulla precedente Legge sulla Guardia Costiera del 1994.
Il 5 maggio 2015, la Divisione d’Appello della Corte Suprema del Bangladesh ha dichiarato incostituzionali le previsioni di pena di morte obbligatoria contenute nel Women and Children Repression Act (1995) e nel Prevention of Oppression Against Women and Children Act (2000). I crimini previsti nelle sezioni di cui sopra includono: omicidio di una donna o un bambino con esplosivi, sostanze corrosive o veleni; omicidio di una donna a seguito di molestie o torture per estorcere una dote superiore; omicidio a seguito di stupro. La Corte Suprema è giunta a questa decisione storica, dopo aver consentito un ricorso presentato dal Bangladesh Legal Aid and Services Trust nell’aprile 2010 contro un verdetto del marzo 2010 dell’Alta Corte, che aveva confermato la condanna a morte obbligatoria del 1995 per Sukur Ali, un uomo oggi trentenne, che aveva 14 anni quando è stato condannato per lo stupro e l’omicidio di una bambina di 7 anni. Il 3 agosto 2015, la Corte Suprema ha commutato in ergastolo la sua condanna a morte.

Le esecuzioni vengono eseguite in carcere tramite impiccagione. Secondo l’ONG Odhikar, a volte altri prigionieri sono costretti a effettuare le esecuzioni dei loro compagni detenuti senza alcun fondamento giuridico nella legislazione nazionale.
L’imposizione obbligatoria di condanne a morte per taluni reati priva la magistratura della discrezionalità di prendere in considerazione eventuali circostanze attenuanti.
In base all’Articolo 49 della Costituzione, il Presidente ha il potere di concedere la grazia, sospendere e commutare qualsiasi pena o condanna emessa da un tribunale, giudice o altra autorità.

Nel 2017, il Bangladesh ha impiccato almeno 6 persone, tre per fatti di terrorismo, due per atti di violenza politica ed uno per omicidio. Nel 2016, le esecuzioni erano state 10 e 4 nel 2015. Nel 2014 non si sono registrate esecuzioni, mentre nel 2013 ve ne sono state due e nel 2012 ne era stata registrata una sola.
E’ invece aumentato il numero delle condanne a morte, salito a 303 – tra cui una donna ed un minore al momento del fatto - secondo l’ONG Odhikar . Erano state almeno 245 nel 2016, secondo i dati di Amnesty International. Nel 2015 erano state almeno 197.
Il 10 giugno 2017, l’assistente ispettore generale alle prigioni Md Abdullah Al-Mamun ha detto che vi sono 1.456 detenuti nel braccio della morte di cui 37 sono donne.

La guerra al terrorismo
Il Bangladesh è un paese secolarizzato a maggioranza musulmana che ha combattuto contro gruppi islamici violenti dall’epoca della guerra di otto mesi per l'indipendenza dal Pakistan occidentale nel 1971.
Nel 1996 e di nuovo nel 2008, la Lega Awami, un movimento laico, guidata da Sheikh Hasina è salita al potere. Dopo il suo ritorno al potere nel 2008, Hasina si è impegnata a perseguire coloro che avevano commesso crimini di guerra nel 1971.
Il 19 febbraio 2009, il governo del Bangladesh ha approvato una legge molto severa contro il terrorismo che prevede la pena di morte o l’ergastolo o il carcere duro per un massimo di 20 anni e un minimo di tre. L’Ordinanza 2008 Anti-Terrorismo, presentata dal precedente governo ad interim, prevede che qualunque atto che minacci la sovranità, l’unità, l’integrità o la sicurezza del Bangladesh o crei panico tra la gente o sia d’ostacolo alle attività di organi dello Stato, sarà considerato terrorismo. Secondo l’ordinanza, viene definito come atto terroristico l’uso di bombe, dinamite o altri esplosivi, sostanze infiammabili, armi da fuoco o qualunque altra sostanza chimica in modo da ferire o uccidere qualcuno per creare panico tra la gente, e il danneggiamento di proprietà pubbliche o private. Minacciare qualcuno di morte, prendere ostaggi, aggredire qualcuno fisicamente o creare panico tra la gente, trattenere o sequestrare una persona, sono tutti atti considerati terroristici.
Il 2 marzo 2010, i giudici dell’Alta Corte, Imman Ali e Abdul Awal, hanno dichiarato incostituzionale la legislazione che nel Paese prevede la pena di morte obbligatoria.
Il 26 dicembre 2011, il Governo del Bangladesh ha approvato la bozza finale dell’Anti-terrorism (amendment) Act, 2011, che prevede la pena di morte per chi sia coinvolto, sostenga o finanzi attività terroristiche nel Paese. Inoltre, chiunque svolga o sostenga, dal Bangladesh, attività terroristiche in altri Paesi, sia esso cittadino o straniero, verrà processato in base a questa legge.
Il 16 febbraio 2012, la Legge Anti-Terrorismo (Emendamento) 2012 è stata approvata dal Parlamento unicamerale del Bangladesh e prevede sempre la condanna a morte come pena massima. I lavori dell’Assemblea erano condotti dal Vice-presidente Col. (in pensione) Shawkat Ali. La Legge Anti-Terrorismo 2012 era stata presentata in Parlamento dal ministro degli Interni Shahara Khatun, secondo cui la Legge Anti-Terrorismo (Emendamento) 2009 è stata ripresa per far fronte a varie attività criminali e per proteggere la sovranità del Paese. Secondo i proponenti, la Legge del 2009 è stata emendata per porre fine all’uso del territorio del Bangladesh per condurre qualsiasi attività terroristica nel Paese o in altri Paesi, con uso di armi illegali ed esplosivi. Il 16 giugno 2013, il Parlamento del Bangladesh ha approvato una legge che consente la condanna a morte di adulti che utilizzano minorenni in azioni violente come omicidio e atti terroristici o intimidatori, in linea con la Legge Anti-Terrorismo del 2009. L’approvazione del Children Bill 2013, proposto dal Ministro del Welfare Enamul Haque Shahid Mostafa, è avvenuta nonostante il voto contrario dell’opposizione. La legge recita: “Non importa se il tutore o custode che utilizza gli adolescenti (fino a 18 anni) in attività terroristiche, definite nella sezione 6 della Legge Anti-Terrorismo del 2009, abbia preso parte alle azioni terroristiche compiute dai minori in questione”.
Nel 2010, il Governo guidato da Sheikh Hasina Wajed, figlia di Sheikh Mujib, ha istituito il Tribunale per i Crimini Internazionali (ICT) per processare bengalesi accusati di collusione con le forze pakistane e di crimini di guerra commessi durante la Guerra di Liberazione del Bangladesh nel 1971. Secondo il Bangladesh, i militari pakistani e i loro collaboratori locali avrebbero ucciso nel corso del conflitto 3 milioni di persone e violentato 200.000 donne. Ricercatori indipendenti hanno stimato il numero di morti tra i 300.000 e i 500.000.
Il 17 febbraio 2013, il Parlamento del Bangladesh ha approvato una legge che consente al Governo e altri soggetti di presentare appelli contro i verdetti del Tribunale per i Crimini Internazionali (ICT). Inoltre, l’emendamento attribuisce poteri al tribunale per perseguire partiti politici o organizzazioni presumibilmente coinvolti in crimini di guerra e bandire tali soggetti dalla vita politica.
Nel 2017, cinque uomini, sui sei complessivamente giustiziati nel corso dell'anno, sono stati giustiziati, tre per terrorismo e due per atti di violenza politica. Nel 2016, sei persone sono state impiccate per atti di violenza politica e terrorismo. Nel 2015 il Bangladesh aveva impiccato quattro uomini, tra cui tre condannati per crimini contro l’umanità e crimini di guerra.

Commutazioni di condanne a morte o sospensioni di esecuzioni
Il 5 marzo 2014, il Ministro dell’Interno Asaduzzaman Khan Kamal ha reso noto che un totale di 30 persone, condannate a morte dal 2001 a oggi, ha beneficiato della clemenza dei vari Presidenti che si sono succeduti negli anni. Dei 30 detenuti nel braccio della morte, 23 sono stati liberati, mentre la pena capitale di sei è stata commutata in ergastolo e uno l’ha avuta commutata in 10 anni di reclusione. Durante il Governo del BNP-Jamaat dal 2001 al 2006, il Presidente ha concesso la grazia a un condannato a morte e commutato in ergastolo la pena di un altro nel 2005. Altri due condannati a morte hanno ottenuto la clemenza durante il Governo di transizione del 2007-2008 sostenuto dai militari. Le loro condanne a morte sono state commutate in ergastolo nel 2007. Tra il 2009 e il 2013, nel corso del mandato della Awami League, l’allora Presidente Zillur Rahman ha concesso la grazia a 22 persone, mentre tre pene capitali sono state commutate in ergastolo e una in 10 anni di reclusione. Dei 22 graziati, 21 erano stati condannati a morte in un singolo caso di omicidio nel 2010. L’Awami League è il partito attualmente al Governo nel Paese, dopo aver vinto la maggioranza alle elezioni parlamentari del gennaio 2014.

Nel 2001, dopo tre anni di sospensione di fatto, sono riprese le esecuzioni in Bangladesh. Due uomini sono stati impiccati tra febbraio e marzo e un altro è stato giustiziato a novembre. Due persone sono state impiccate nel 2002 e altre due nel 2003. Le esecuzioni nel 2004 sono salite a 13, mentre nel 2005 sono state almeno 5. Sono 4 le esecuzioni riportate per il 2006, 6 quelle per il 2007, 5 nel 2008 e 3 nel 2009. Le esecuzioni nel 2010 sono state 9, mentre sono state comminate almeno 47 condanne a morte.
Nel 2011 sono state effettuate almeno 5 esecuzioni. Secondo il Rapporto Annuale sui Diritti Umani della ONG Odhikar (Diritti), 97 persone hanno ricevuto la condanna a morte da vari tribunali nel 2011 mentre nel 2012 77 sono state le condanne a morte pronunciate e vi è stata 1 esecuzione. Nel 2013 sono state effettuate due esecuzioni, una per omicidio, l’altra per crimini contro l’umanità e crimini di guerra. Sono state emesse almeno 216 condanne a morte. Nel 2013 e nei primi sei mesi del 2014, decine di islamisti del fuorilegge Jama’atul Mujahideen Bangladesh sono stati condannati a morte per terrorismo, mentre alcuni dirigenti di primo piano del partito legale Bangladesh Jamaat-e-Islami sono stati condannati a morte e, in un caso, giustiziati per reati commessi quattro decenni fa, durante la lotta per l’indipendenza con il Pakistan.
Nel 2014 non sono state registrate esecuzioni, mentre nel 2013 erano state effettuate due esecuzioni e nel 2012 ne era stata registrata una sola. Nel 2015, il Bangladesh ha impiccato quattro uomini, uno per omicidio e tre per crimini contro l’umanità e crimini di guerra. Almeno 197 condanne a morte sono state emesse nel 2015, secondo Amnesty International, e almeno 1.425 persone erano nel braccio della morte alla fine dell’anno.

La pena di morte nei confronti delle donne
Secondo il codice di procedura penale (art. 382)  è il tribunale che discrezionalmente decide se rinviare l’esecuzione a dopo il parto o commutare la condanna a morte.
Il 10 giugno 2017, il Bangladesh non ha eseguito alcuna condanna a morte nei confronti di una donna dall'indipendenza, secondo quanto affermato da funzionari del carcere. Anche se donne sono state condannate, la loro sentenza è poi stata commutata.
L'ultimo esempio è Oishee Rahman, che ha ucciso il padre, l'ispettore speciale del ramo, e la madre, il 16 agosto 2013 nella loro residenza a Malibagh. Una Corte di Dhaka l’ha ritenuta colpevole nel 2015 e l’ha condannata a morte per l'uccisione a sangue freddo. Ma l'Alta Corte il 5 giugno 2017 ha commutato la punizione all'imprigionamento a vita.
Secondo fonti dell’amministrazione penitenziaria, ci sono 2.899 donne sono dietro le sbarre, 37 di loro hanno condanne a morte. Ci sono 267 bambini al di sotto dei sei anni con donne detenute.
Le fonti dicono che l'unica esecuzione conosciuta di una donna è quella avvenuta nel 1937 nel Sylhet, quando una Karimunnesa è stata impiccata per l'omicidio del marito. Almeno una donna è stata condannata a morte nel 2017 secondo il Rapporto 2018 di Amnesty International.

Le Nazioni Unite
Il Consiglio dei diritti umani, nell’ambito della Revisione Periodica Universale dei diritti umani, nel 2009, ha raccomandato che il Bangladesh istituisca una moratoria delle esecuzioni, limiti il campo di applicazione della pena di morte conformemente agli standard minimi internazionali ed abolisca la pena di morte.
Il 29 aprile 2013, il Bangladesh è stato sottoposto alla Revisione Periodica Universale del Consiglio dei Diritti Umani dell’ONU. Le raccomandazioni per stabilire una moratoria sulla pena di morte, come primo passo verso la sua completa abolizione, e per l’adesione al Secondo Protocollo Opzionale al Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici, che mira all’abolizione della pena di morte, non hanno incontrato il sostegno del Bangladesh. Il Ministro degli Esteri Dipu Moni ha detto che pena di morte non riguarda solo il Bangladesh e la sua applicazione è limitata ai crimini più gravi ed efferati nel rispetto di un processo legale e di garanzie giudiziarie. Il Bangladesh mantiene un tasso estremamente basso di condanne a morte, ha aggiunto il Ministro.
Il 19 dicembre 2016, il Bangladesh ha nuovamente votato contro la risoluzione per una moratoria delle esecuzioni capitali all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.
Il 29 settembre 2017, il Bangladesh ha votato contro la risoluzione sulla pena di morte (L6/17) alla 36° sessione del Consiglio diritti umani.


 

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