esecuzioni nel mondo:

Nel 2018

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Dal 2000 a oggi

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legenda:

  • Abolizionista
  • Mantenitore
  • Abolizionista di fatto
  • Moratoria delle esecuzioni
  • Abolizionista per crimini ordinari
  • Impegnato ad abolire la pena di morte

GIORDANIA

 
governo: Monarchia parlamentare costituzionale
stato dei diritti civili e politici: Parzialmente libero
costituzione: 1 gennaio 1952, emendata più volte
sistema giuridico: si basa sulla legge islamica e sui codici francesi; revisione degli atti legislativi da parte di un’apposita Alta Corte
sistema legislativo: bicamerale, Senato (Majlis al-'Umma) e Camera dei Rappresentanti (Majlis al-Àauan)
sistema giudiziario: Corte di Cassazione, Corte Suprema
religione: maggioranza musulmana, minoranza cristiana
metodi di esecuzione: impiccagione
braccio della morte: almeno 94, tra cui 10 donne, secondo fonti ufficiali del Ministero della Giustizia al marzo 2017
Data ultima esecuzioni: 0-0-0
condanne a morte: 5
Esecuzioni: 0
trattati internazionali sui diritti umani e la pena di morte:

Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici

Convenzione sui Diritti del Fanciullo

Convenzione contro la Tortura ed i Trattamenti e le Punizioni Crudeli, Inumane o Degradanti

Statuto della Corte Penale Internazionale (esclude il ricorso alla pena di morte)


situazione:
Il sistema giuridico giordano si basa sulla legge islamica in materia sia civile che penale, eccezion fatta per i membri delle comunità non musulmane.
La pena di morte è prevista in 38 casi da cinque leggi del Paese: il Codice Penale, il Codice Penale Militare, la Legge sulle Armi e Munizioni, la Legge sui Segreti di Stato e la Legge sulla Droga. Comunque, nell’agosto 2006 la Giordania ha abolito la pena capitale per una serie di reati legati a droga, armi ed esplosivi. Nel 2010, emendamenti al Codice Penale hanno eliminato la pena di morte, sostituendola con la pena massima di 30 anni di reclusione, per i reati di ribellione armata contro gli organi costituzionali e di incendio dalle conseguenze mortali.
L’articolo 93 della Costituzione stabilisce che nessuna condanna a morte può essere implementata senza la ratifica del Re, al quale il Consiglio dei Ministri rinvia ogni sentenza capitale accompagnata da un parere sulla sua esecuzione o meno.
Dopo otto anni di moratoria di fatto, la Giordania ha ripreso le esecuzioni il 21 dicembre 2014, quando undici uomini condannati a morte in diversi casi di omicidio sono stati impiccati all’alba nel Centro di Correzione e Riabilitazione di Swaqa. All’inizio del 2014, alcuni legislatori giordani avevano chiesto di tornare a implementare la pena capitale al fine di porre un freno al crescente aumento dei tassi di criminalità. La pena capitale non era praticata dal 2006, grazie soprattutto al volere di Re Abdullah e non per una presa di posizione ufficiale.

Nel 2015, sono state imposte almeno tre condanne a morte, una per stupro, le altre due per omicidio. Alla fine del 2015, vi erano 114 persone nel braccio della morte.
Nel 2016, la Giordania non ha compiuto esecuzioni. Nel 2016, secondo le notizie raccolte da Nessuno tocchi Caino sono state imposte 14 nuove condanne a morte.
Nel 2017, sono state giustiziate 15 persone, di cui 10 per terrorismo, in quella che è considerata l’esecuzione di massa più grave della storia della Giordania. Secondo fonti ufficiali giudiziarie, a marzo 2017, 94 persone – tra cui una decina di donne - rimanevano nel braccio della morte, la maggior parte condannati per omicidio o stupro.
Nessuno tocchi Caino ha raccolto notizie di almeno 16 condanne a morte – tra cui quelle di due donne - nel 2017, di cui 6 erano conferme da parte della Corte di Cassazione di sentenze capitali emesse da corti inferiori.
Il 20 ottobre 2017, il Governo giordano, intervenendo al Comitato Diritti Umani dell’ONU a Ginevra ha affermato che secondo uno studio recente, l'81% della popolazione giordana ha sostenuto il mantenimento della pena di morte.

La guerra al terrorismo
Il 22 aprile 2014, la Camera dei Deputati ha approvato in un solo giorno una legge anti-terrorismo che mantiene la pena di morte per chi commette crimini che provocano la morte di persone innocenti, danneggiamento parziale o totale di strutture ed edifici, con l’uso di esplosivi, veleni, sostanze chimiche, biochimiche o materiali radioattivi.
Un articolo stabilisce che ogni attentato alla vita del Re, della Regina e del Principe Ereditario o qualsiasi atto che comporti insurrezione armata contro le autorità legittime, rientrano tra i crimini terroristici.
Il Ministro degli Interni Hussein Majali ha detto che la legge considera come crimini terroristici solo le azioni ostili contro le autorità legittime, “ma non quelle contro le autorità illegittime”. Le sue precisazioni sono giunte in risposta alle osservazioni di parecchi parlamentari sull’esclusione da questa legge delle azioni di resistenza contro le autorità israeliane. “L’occupazione [israeliana] non è un’autorità legittima”, quindi la resistenza non è considerata un atto di terrorismo, ha spiegato Majali.
Attivisti per i diritti umani sostengono che i militanti siano giudicati da tribunali militari privi di adeguate garanzie giuridiche, con un aumento del numero di casi di maltrattamento e di confessioni rese sotto coercizione.
Molto clamore avevano suscitato le esecuzioni avvenute il 4 febbraio 2015, quando la Giordania ha impiccato due prigionieri di Al-Qaeda in rappresaglia per l’uccisione di un pilota giordano da parte dello Stato Islamico, il luogotenente di 26 anni Muath Al-Kaseasbeh bruciato vivo da militanti dello Stato Islamico secondo quanto rivelava un video pubblicato il 3 febbraio.
Nel 2017, la Giordania ha giustiziato in un solo giorno 15 uomini, di cui 10 per terrorismo, il numero più grande di persone, nella storia delle esecuzioni del Paese. Nel corso dell'anno, Nessuno tocchi  Caino ha registrato almeno 6 condanne a morte per terrorismo di cui cinque, sono conferme da parte della Corte di Cassazione di sentenze capitali emesse da corti inferiori.

Le Nazioni Unite
Nell’ottobre 2013, la Giordania è stata esaminata nell’ambito della Revisione Periodica Universale del Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite. Le raccomandazioni volte a stabilire una moratoria ufficiale sulle esecuzioni in vista dell’abolizione della pena di morte e aderire al Secondo Protocollo Opzionale al Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici non hanno incontrato il favore della Giordania.
Delle oltre 170 raccomandazioni ricevute, 126 sono state accettate e le restanti, tra cui quelle sulla pena di morte, sono state “annotate”.
Il meccanismo UPR è diventato uno strumento importante per le riforme ed è stato adottato dalla società civile giordana come uno strumento utile di pressione nei confronti del Governo.
Il governo della Giordania ha creato nel 2014, presso il Primo Ministro un ufficio permanente per i diritti umani guidato da Basilea Tarawneh In preparazione del prossimo riesame periodico universale a Ginevra nel 2018, il governo ha suggerito che la delegazione a Ginevra sia costituita dal governo e dalla società civile e che le relazioni di entrambi siano coordinate e presentate in un'unica relazione nazionale.
Il 20 ottobre 2017, il Comitato per i diritti umani delle Nazioni Unite ha completato l'esame del quinto rapporto periodico della Giordania sulla sua attuazione del Patto internazionale sui diritti civili e politici. Presentando il rapporto, Saja Majali, Rappresentante Permanente della Giordania presso l'Ufficio delle Nazioni Unite a Ginevra, ha affermato che dalla presentazione del precedente rapporto periodico, sono avvenuti molti cambiamenti nella regione che hanno avuto gravi conseguenze per la Giordania. Per quanto riguarda le questioni sollevate dagli esperti in materia di pena di morte, la delegazione ha sottolineato che la Giordania era considerata un paese che si sforzava di promuovere i diritti umani. Aveva adottato molte misure per proteggere le libertà fondamentali e assicurare che la legislazione nazionale fosse in linea con gli strumenti internazionali ratificati sui diritti umani. Il codice penale ha imposto sanzioni per i reati, uno dei quali è la pena di morte perché ha un effetto deterrente. Tale pena e la sua attuazione è compatibili con i testi internazionali. In effetti, il Patto stipulava che la pena di morte dovrebbe essere limitata ai crimini più gravi. L'applicazione della pena di morte in Giordania non può aver luogo in modo arbitrario. Può essere imposto solo a individui di età superiore ai 18 anni e non è applicata a donne in gravidanza o a donne che hanno appena partorito. La pena di morte non è più applicata ai reati connessi alla droga. Secondo uno studio recente, l'81% della popolazione giordana ha sostenuto il mantenimento della pena di morte.

Nel dicembre 2016, la Giordania si è astenuta sulla Risoluzione per una Moratoria Universale delle esecuzioni capitali approvata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite.


 

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