esecuzioni nel mondo:

Nel 2018

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Dal 2000 a oggi

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legenda:

  • Abolizionista
  • Mantenitore
  • Abolizionista di fatto
  • Moratoria delle esecuzioni
  • Abolizionista per crimini ordinari
  • Impegnato ad abolire la pena di morte

PAPUA NUOVA GUINEA

 
governo: democrazia parlamentare costituzionale
stato dei diritti civili e politici: Parzialmente libero
costituzione: 16 settembre 1975
sistema giuridico: si basa sulla common law inglese
sistema legislativo: monocamerale, Parlamento Nazionale
sistema giudiziario: Corte Suprema
religione: 22% cattolici; 16% luterani; 34% credenze indigene; altro
metodi di esecuzione: impiccagione
braccio della morte: 12 a fine 2017
Data ultima esecuzioni: 0-0-1954
condanne a morte: 8
Esecuzioni: 0
trattati internazionali sui diritti umani e la pena di morte:

Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici

Convenzione sui Diritti del Fanciullo


situazione:
Nel maggio 2013, il Parlamento ha esteso l’applicazione della pena di morte a reati come lo stupro aggravato, omicidi legati alla stregoneria e rapina con violenza. Prima di questo emendamento al Codice Penale, erano considerati reati capitali soltanto omicidio, tradimento e pirateria.
Nessuna esecuzione è stata mai effettuata dal 1954.
Il 12 ottobre 2017, la Corte Nazionale di Papua Nuova Guinea ha dichiarato che tutte le esecuzioni sono sospese  indefinitamente per consentire la creazione di un comitato per la grazia e la revisione delle domande di individuali di clemenza. La conclusione è giunta dopo che la Corte ha riconosciuto che per tutti i detenuti condannati a morte era stata negata la piena protezione della legge, a seguito di una inchiesta giudiziaria sulla protezione dei diritti umani dei prigionieri condannati a morte, condotta dalla Corte assistita dal consigliere giuridico principale, dal Ministro della Giustizia e altre autorità che rappresentano la magistratura, l'accusa e il servizio penitenziario. La Corte ha individuato varie criticità, tra cui: assenza di un meccanismo per i prigionieri a tutela del loro diritto di chiedere perdono, come garantito dalla costituzione e il diritto internazionale; periodi prolungati di tempo spesi nel braccio della morte, che potrebbero tradursi in punizione crudele o inumana.

Nel 2017 non si sono registrate nuove sentenze di condanna a morte e vi erano 12 detenuti nel braccio della morte alla fine dell'anno. Nel 2016, è stata registrata una nuova condanna a morte e alla fine dell’anno, nel braccio della morte di Papua c’erano 14 detenuti, almeno 12 dei quali avevano esaurito tutti i processi di appello e di revisione costituzionale, così come la richiesta di clemenza. 

Il numero esatto delle esecuzioni avvenute prima del 1954 non è disponibile, anche se si sa che almeno 67 persone sono state giustiziate tramite impiccagione sotto le amministrazioni australiana, britannica e tedesca che si sono succedute tra la prima e la seconda guerra mondiale. Secondo alcuni analisti, parte del motivo per cui il Paese non ha compiuto esecuzioni è la cultura tribale retributiva. I boia o anche i legislatori che hanno consentito l’esecuzione, potrebbero essere soggetti a una ritorsione violenta da parte dei membri del clan del prigioniero giustiziato.

Il 5 febbraio 2015, il Ministro della Giustizia e Procuratore Generale Lawrence Kalinoe aveva detto che le 13 persone nel braccio della morte a Papua Nuova Guinea sarebbero state giustiziate entro la fine dell’anno, ma il 10 marzo 2015 il Primo Ministro Peter O’Neill ha detto che Papua stava rivedendo l’intenzione di riprendere le esecuzioni, anche a seguito dell’indignazione internazionale montata a seguito delle fucilazioni di otto persone, tra cui due australiani, in Indonesia. O’Neill ha chiesto la revisione della legge sulla pena di morte, dicendo che la questione sarebbe stata discussa in Parlamento e potrebbe tradursi nella sua abrogazione. “Non abbiamo avuto alcuna pressione da parte di nessuno. È una nostra iniziativa perché Papua Nuova Guinea è un Paese molto religioso e molto cristiano e, quindi, la decisione si basa principalmente sulle nostre tradizioni”, ha detto O’Neill. “Certamente non vogliamo essere visti come un Paese che sta promuovendo attivamente la pena di morte come mezzo per far rispettare la legge e l’ordine nel Paese”, ha dichiarato O’Neill in un’intervista al The Wall Street Journal. O’Neill ha aggiunto che il suo Governo ritiene che le misure legge-e-ordine in vigore a Papua si erano dimostrate efficaci e, quindi, era il momento giusto per rivedere la pena di morte. “C’è stato un calo enorme, quasi del 50%, dei crimini più gravi e, di conseguenza, una forte flessione anche dei reati minori … Grazie a questo calo della criminalità nel Paese, possiamo procedere nella nostra tabella di marcia (senza la pena di morte).”

La civiltà dell’iniezione letale
Nel maggio 2013, il Parlamento di Papua Nuova Guinea ha modificato l’articolo 597 del Codice Penale, consentendo una serie di metodi di esecuzione, tra cui impiccagione, iniezione letale, “morte medica da asfissia”, plotone di esecuzione e sedia elettrica. I membri della Commissione per la Riforma della Legge Costituzionale si erano recati in diversi Paesi, tra cui Stati Uniti, Tailandia, Singapore, Malesia e Indonesia, per cercare di capire quale di queste opzioni fosse la migliore.
Il 7 marzo 2014, la Commissione per la Riforma della Legge Costituzionale aveva raccomandatoche l’iniezione letale fosse il metodo di esecuzione dei condannati a morte e, il 9 aprile, il Governo aveva dato il via libera all’applicazione della pena di morte tramite iniezione letale.
L’11 ottobre 2014, però, il Governo di Papua ha escluso l’iniezione letale come metodo per applicare la pena di morte. Il Segretario del Dipartimento della Giustizia, Lawrence Kalinoe, ha detto in un incontro nelle Southern Highlands che l’iniezione letale è stata abbandonata a causa delle restrizioni poste dal produttore all’approvvigionamento dei farmaci necessari. Kalinoe ha aggiunto che una relazione completa è stata presentata al Governo affinché possa scegliere tra le opzioni rimanenti: impiccagione, elettrocuzione, privazione dell’ossigeno o fucilazione.

Le Nazioni Unite
Il 6 maggio 2016, Papua Nuova Guinea è stata sottoposta al Riesame Periodico Universale del Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite. La delegazione del Paese ha preso nota ma non ha accettato le raccomandazioni volte a stabilire una moratoria ufficiale sulle esecuzioni, abolire la pena di morte e ratificare il Secondo Protocollo Opzionale al Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici, che mira all'abolizione della pena di morte. Per quanto riguarda la pena di morte, Papua ha detto che fa parte della sua legislazione nazionale, anche se la linea attuale del Governo non era quella di praticarla.
Il 19 dicembre 2016, Papua Nuova Guinea ha nuovamente votato contro la Risoluzione per una moratoria delle esecuzioni capitali all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Nel dicembre 2012, invece, si era astenuta.

 

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