esecuzioni nel mondo:

Nel 2018

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Dal 2000 a oggi

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legenda:

  • Abolizionista
  • Mantenitore
  • Abolizionista di fatto
  • Moratoria delle esecuzioni
  • Abolizionista per crimini ordinari
  • Impegnato ad abolire la pena di morte

SIRIA

 
governo: repubblica sotto un regime militare
stato dei diritti civili e politici: Non libero
costituzione: 13 marzo 1973
sistema giuridico: si basa sulla combinazione della legge civile francese e ottomana, la legge islamica è usata nelle questioni di famiglia
sistema legislativo: monocamerale, Consiglio del Popolo (Majlis al-Shaab)
sistema giudiziario: Corte Suprema Costituzionale, giudici nominati per quattro anni dal presidente; Alto Consiglio Giudiziario; Corte di Cassazione; Corte per la Sicurezza dello Stato
religione: 74% musulmano-sunnita; 16% altri mussulmani, 10%cristiani; minoranze ebree
metodi di esecuzione: plotone d'esecuzione impiccagione
braccio della morte:
Data ultima esecuzioni: 0-0-0
condanne a morte: 0
Esecuzioni: 0
trattati internazionali sui diritti umani e la pena di morte:

Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici

Convenzione sui Diritti del Fanciullo

Convenzione contro la Tortura ed i Trattamenti e le Punizioni Crudeli, Inumane o Degradanti

Statuto della Corte Penale Internazionale (esclude il ricorso alla pena di morte) (solo firmato)


situazione:
In Siria il sistema giuridico si basa sulla combinazione della legge civile francese e ottomana, mentre la legge islamica è usata nelle questioni familiari.
Sono considerati reati capitali tradimento, omicidio, alcuni atti politici come azioni armate contro la Siria nelle fila nemiche, diserzione dalle forze armate e atti di istigazione sotto la legge marziale o in tempo di guerra, furto con violenza, stupro, attacchi verbali contro la dirigenza, appartenenza ai Fratelli Musulmani. La pena di morte è applicata anche per il traffico di droga e l’ergastolo per il solo possesso.

Non è possibile indicare il numero delle esecuzioni “legali” compiute nel 2017 a causa della guerra civile in corso e della mancanza di informazioni ufficiali fornite dalle autorità siriane.
Il 7 febbraio 2017, Amnesty International ha reso noto che in cinque anni – tra il 2011 e il 2015 – sono state circa 13mila le persone impiccate, in segreto, in un carcere militare siriano. In base a interviste a 84 testimoni, tra cui guardie, prigionieri e giudici, Amnesty segnala che almeno una volta alla settimana tra il 2011 e il 2015 gruppi fino a 50 persone sono stati presi dalle loro celle per processi arbitrari, picchiati e poi impiccati “nella notte, in totale segretezza.” “Durante tutto questo processo, i prigionieri vengono bendati. Non sanno quando e come moriranno fino a quando la corda sarà infilata attorno al loro collo”, ha denunciato l’organizzazione.
La maggior parte delle vittime è composta da civili, percepiti come oppositori del governo del Presidente Bashar al Assad. “Li lasciano appesi da 10 a 15 minuti”, ha testimoniato un ex giudice che ha assistito alle esecuzioni. “Per quanto riguarda i più giovani, quando il loro peso non è sufficiente per farli morire, intervengono gli assistenti del boia che li tirano verso il basso finché non gli si spezza il collo”. Per Amnesty si tratta di crimini di guerra e crimini contro l’umanità. Migliaia di prigionieri sono detenuti nella prigione militare di Saydnaya, una delle prigioni più importanti del Paese, situata a 30 chilometri a nord da Damasco.
L’ong accusa il governo siriano di condurre una “politica di sterminio”, torturando regolarmente i detenuti e privandoli di acqua, cibo e medicine. I prigionieri, secondo Amnesty, sono stati abusati o costretti a violenze reciproche. Nel carcere, inoltre, sarebbero state applicate delle ‘regole speciali’: ai detenuti non era permesso parlare e dovevano assumere posizioni particolari quando le guardie entravano nella loro cella. Un ex soldato ha raccontato che era possibile sentire il ‘gorgoglio’ dei prigionieri in punto di morte nella camera di esecuzione al piano di sotto. “Se tenevamo le orecchie incollate a terra, sentivamo una specie di gorgoglio”, ha confermato Hamid, arrestato nel 2011. “Abbiamo dormito con il rumore delle persone che morivano d’asfissia sullo sfondo. Era normale per me in quel periodo”.


Nel 2011, notizie di condanne a morte e di esecuzioni sono state riportate da organizzazioni umanitarie, anche se non confermate da fonti ufficiali del regime siriano. Nel 2010, sono state effettuate almeno 17 esecuzioni, mentre nel 2009 erano state almeno 8. Nel 2008, era stata effettuata almeno una esecuzione e nel 2007 risulta ne siano state effettuate almeno 7. Ne sono state registrate almeno 2 nel 2006, mentre non risultano esecuzioni nel 2005.

Ispirate dalle rivoluzioni in Tunisia ed Egitto, come parte dell’ondata di sconvolgimenti politici e sociali che ha attraversato tutto il mondo arabo per chiedere maggiore libertà e la fine di ultradecennali regimi autocratici, proteste di massa sono esplose anche in Siria nel marzo 2011 e si sono rapidamente sviluppate in una rivolta nazionale, con i manifestanti che chiedevano le dimissioni del presidente Bashar al-Assad e il rovesciamento del governo. Il regime siriano ha deciso di usare il pugno di ferro per impedire al movimento di massa di crescere ulteriormente.

Tra il 2011 e il 2013, il Presidente Bashar al-Assad ha promulgato diverse dure leggi contro il terrorismo. Nel dicembre 2011, ha promulgato una legge che prevede la pena di morte “per chiunque fornisca o contribuisca a fornire armi destinate alla realizzazione di atti terroristici”. Nel luglio 2012, il Presidente Assad ha emanato tre nuove leggi “antiterrorismo”, tra cui una che consente la pena capitale per coloro che creano o dirigono gruppi terroristici o si pongono l’obiettivo di cambiare il regime o la struttura dello Stato, “se questi atti (terroristici) provocano la morte o l’invalidità delle vittime”. Nell’aprile 2013, il Presidente Assad ha firmato un decreto legge relativo ai sequestri di persona per fini politici o materiali o per vendetta o per ragioni settarie. Le sanzioni variano dai lavori forzati a vita alla condanna a morte, a seconda delle motivazioni e degli effetti del sequestro. Il Presidente Bashar al-Assad ha concesso diverse amnistie da quando le proteste contro il suo Governo sono scoppiate nel marzo 2011.
L’ultima è stata annunciata nel giugno 2014, dopo essere stato rieletto per un altro mandato di sette anni. Assad ha commutato in ergastolo alcune condanne a morte, ridotto le pene detentive per molti reati e annullato alcune altre del tutto.
Gli stranieri che sono entrati nel Paese “per unirsi a un gruppo terroristico o per commettere un atto terroristico” avrebbero ricevuto l’amnistia se si fossero arresi alle autorità entro un mese. Il decreto ha inoltre stabilito che i prigionieri ultrasettantenni o che soffrono di malattie incurabili sarebbero stati liberati, i trafficanti di droga e di armi avrebbero avuto la loro pena detentiva ridotta, come pure i condannati per reati economici. Anche i rapitori che liberano gli ostaggi e i disertori sarebbero coperti dall’amnistia. Il condono ha previsto numerose esclusioni, ma non sono specificati i reati relativi. Il Ministro della Giustizia ha detto che il decreto è stato emanato nell’interesse della riconciliazione sociale e della coesione nazionale.
Ma, secondo gli oppositori del regime, solo una parte dei detenuti sono stati rilasciati in base alle precedenti amnistie, le quali hanno lasciato in prigione molte migliaia di persone, tra oppositori politici e attivisti così come criminali comuni, molti dei quali sottoposti ad abusi e torture.

Come “esecuzioni extragiudiziarie” andrebbero invece classificate le fucilazioni effettuate in Siria dal gruppo jihadista sunnita noto come Stato Islamico (IS) e dal Fronte Al-Nusra, gruppo legato ad Al-Qaeda.
In particolare, lo Stato Islamico, il cui obiettivo è non solo di rovesciare il Governo di Assad, ma anche di creare uno Stato pan-islamico regolato dalla Sharia e mirante a ripristinare il Califfato, si è macchiato dei crimini più gravi. A tal punto che, all’inizio di febbraio 2014, la leadership di Al-Qaeda ha preso le distanze dallo Stato Islamico, perché la sua ferocia e l’interpretazione molto rigida della legge islamica avrebbe alienato la simpatia di molti siriani e creato divisione tra i gruppi ribelli.

“Le esecuzioni in spazi pubblici sono diventate uno spettacolo comune il venerdì a Raqqa e nelle zone controllate dall’IS nel governatorato di Aleppo”, ha detto la Commissione d’inchiesta internazionale sulla situazione dei diritti umani in Siria, creata nel 2011 dal Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite. Il gruppo “cerca di distruggere e rimodellare l’umanità a sua immagine, seminando distruzione tra i civili e le minoranze e contro le libertà fondamentali di donne e bambini”, ha detto il capo della Commissione Paulo Pinheiro ai giornalisti a Ginevra, descrivendo come i corpi delle vittime sono stati esposti in pubblico per “creare un clima di paura e terrore”. Pinheiro ha sottolineato, però, che l’IS “non ha il monopolio della brutalità nel conflitto siriano”.
Nel loro rapporto, che copre il periodo dal 20 gennaio al 15 luglio 2014, Pinheiro e i suoi colleghi hanno anche dettagliato una vasta gamma di crimini contro l’umanità e crimini di guerra commessi dal Governo siriano. I decessi nelle carceri siriane erano in aumento e l’analisi forense di 26.948 fotografie scattate tra il 2011 e il 2013 in centri di detenzione governativi comprova “risultanze note da tempo di tortura sistematica e di morte di detenuti”. Gli investigatori dell’ONU hanno insistito che l’unico modo per procedere verso la fine del conflitto era la decisione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite di sottoporre i crimini siriani al Tribunale Penale Internazionale.

Il 19 dicembre 2016, la Siria ha votato contro la Risoluzione per una moratoria delle esecuzioni capitali all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

 

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