esecuzioni nel mondo:

Nel 2018

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Dal 2000 a oggi

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legenda:

  • Abolizionista
  • Mantenitore
  • Abolizionista di fatto
  • Moratoria delle esecuzioni
  • Abolizionista per crimini ordinari
  • Impegnato ad abolire la pena di morte

SRI LANKA

 
governo: repubblica presidenziale
stato dei diritti civili e politici: Parzialmente libero
costituzione: 16 agosto 1978, emendata a dicembre 2001
sistema giuridico: insieme di common law, diritto romano-tedesco, sistemi kandiano e del Jaffna Tamil
sistema legislativo: monocamerale, Parlamento
sistema giudiziario: Corte Suprema e Corte d'Appello (giudici nominati dal Presidente)
religione: 69.1% buddisti, 7.6% musulmani, 15% induisti, 8% cristiani, 10% non specificati
metodi di esecuzione: impiccagione
braccio della morte: 1004, di cui 28 donne (all'aprile 2016, secondo il Commissario Generale delle Prigioni)
Data ultima esecuzioni: 23-6-1976
condanne a morte: 10
Esecuzioni: 0
trattati internazionali sui diritti umani e la pena di morte:

Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici

Primo Protocollo Opzionale al Patto

Convenzione sui Diritti del Fanciullo

Convenzione contro la Tortura ed i Trattamenti e le Punizioni Crudeli, Inumane o Degradanti


situazione:
Sono puniti con la pena capitale l’omicidio, l’aver causato l’esecuzione di un innocente mediante falsa testimonianza, reati contro lo stato, traffico di armi, reati economici e di droga.
La prima impiccagione nell’isola è avvenuta nella prigione di Welikada l’11 febbraio 1884, quando lo Sri Lanka era una colonia britannica conosciuta come Ceylon. Da allora sono state giustiziate 1.868 persone.
L’ultima esecuzione è avvenuta circa vent’anni dopo l’indipendenza, il 23 giugno 1976, quando un contadino di 27 anni, Jayasinghe Chandradasa, fu giustiziato per omicidio.

Nel 2016, secondo Amnesty International, almeno 79 persone sono state condannate a morte.
Nel 2015, secondo Amnesty International, almeno 51 persone sono state condannate a morte, per lo più per omicidio e almeno tre per traffico di droga.
Alla fine di aprile 2016, c’erano 1.004 condannati a morte in Sri Lanka, di cui 28 donne, secondo quanto riferito da Thushara Upuldeniya, Commissario per le prigioni e portavoce del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, su un totale di 16,000 detenuti.


Secondo la legge penitenziaria, i detenuti condannati non sono autorizzati a socializzare con altri detenuti e devono stare in isolamento. Hanno una cella minuscola e un piccolo corridoio che conduce alla loro cella lontano dai loro compagni di prigionia e non si possono nemmeno vedere o ascoltare l’un l’altro. L’unico privilegio che hanno è camminare avanti e indietro lungo i corridoi della loro sezione. Dopo una ricerca durata tre anni, nell’ottobre 2015 l’amministrazione penitenziaria ha reso noto di aver assunto due nuovi boia. Ne aveva nominato uno nel marzo 2014, ma dopo aver visto la forca l’uomo ha avuto delle difficoltà e si è dimesso dall’incarico. Nemmeno altri due boia assunti nel 2013 riuscirono a presentarsi al lavoro.
Molti tentativi sono stati fatti dai vari governi per riprendere le esecuzioni, ma senza alcun risultato a causa di proteste su larga scala che si sono manifestate nel Paese.
Il 14 settembre 2015, il Ministro degli Esteri Mangala Samaraweera nel suo discorso al Consiglio Onu per i Diritti Umani (UNHRC) ha dichiarato che lo Sri Lanka non avrebbe applicato la pena capitale. Da parte sua, il Presidente Maithripala Sirisena ha dichiarato il 18 settembre in occasione di un meeting a Galle che, in caso di approvazione del Parlamento, avrebbe ripreso le esecuzioni. Anche se la pena capitale può essere imposta tramite i poteri esecutivi del Presidente, “penso che la soluzione migliore sia il dibattito in Parlamento”, ha detto Sirisena. “In qualità di leader che rispetta i principi morali, presterò attenzione rigorosa alla domanda popolare di applicazione della pena di morte.” Il 6 ottobre 2015, il Ministro della Giustizia Wijeyadasa Rajapaksha ha dichiarato in Parlamento che lo Sri Lanka non avrebbe ripreso le esecuzioni e che ha deciso di votare a favore della risoluzione delle Nazioni Unite per la moratoria sulla pena di morte. Sottolineando che più di 100 Paesi hanno abolito la pena di morte, il Ministro ha detto che, soprattutto nei paesi democratici, le pene sono finalizzate a recupero e riabilitazione.
Il 4 gennaio 2016, la Commissione Diritti Umani dello Sri Lanka, un organismo indipendente istituito dal Governo nel 1996 per promuovere e proteggere i diritti umani nel Paese, in una lettera al Presidente ha raccomandato l’abolizione della pena di morte nello Sri Lanka in linea con l’impegno del Paese per una società più umana in sintonia con i diritti umani, principi e valori.
Il 22 giugno 2016, nel suo discorso al VI° Congresso Mondiale Contro la Pena di Morte svolto a Oslo, il Ministro degli Esteri dello Sri Lanka Mangala Samaraweera ha detto che la stragrande maggioranza dei suoi colleghi in Parlamento trovano la pena di morte moralmente ripugnante e sono consapevoli della sua inefficacia ma temono la reazione istintiva dell’opinione pubblica disinformata. “Pertanto, la sfida comune che dobbiamo affrontare oggi è convincere i nostri rispettivi cittadini e forse ancora più importante avere il coraggio collettivo di guidarli dando l’esempio”, ha detto il Ministro Samaraweera, il quale ha confermato che il Ministro della Giustizia aveva informato il Parlamento che lo Sri Lanka sarebbe tornato alla sua posizione tradizionale di votare a favore della Risoluzione delle Nazioni Unite su una moratoria della pena di morte come ha fatto nel 2007, 2008 e 2010 e, cosa ancora più importante, continuando la moratoria di fatto in atto da quattro decenni. Samaraweera ha detto che l’abolizione della pena di morte richiede persuasione e determinazione, ma soprattutto richiede una leadership – una leadership collettiva di legislatori, attivisti, opinionisti, studiosi e giudici. “Sviluppata questa massa critica, sono fiducioso che i prossimi anni vedranno la morte della pena di morte nella nostra regione”, ha concluso il Ministro.

Commutazioni o sospensioni della pena di morte
Il Presidente Maithripala Sirisena ha commutato 187 condanne a morte in ergastolo da quando ha assunto la carica nel gennaio 2015. Il Presidente Sirisena ha commutato la pena a 34 detenuti del braccio della morte nel dicembre 2015. Un altro gruppo di 83 prigionieri hanno ottenuto la commutazione il 22 aprile 2016 e 70 altri il 27 maggio 2016. Le sentenze capitali sono state commutate su raccomandazione di un comitato di esperti istituito dal precedente Governo nell’ottobre 2013. Del comitato, presieduto dal giudice della Corte Suprema in pensione Nimal E. Dissanayake, fanno parte anche il Segretario del Ministero della Giustizia, il Procuratore Generale aggiunto e il Commissario delle prigioni. Il comitato aveva esaminato i casi di quasi 400 detenuti dei circa 1.200 condannati a morte raccomandando la commutazione della pena. Una parte di questi prigionieri ha passato tra i 20 e i 30 anni all’interno del braccio della morte.

La pena di morte nei confronti delle donne
Nello Sri Lanka, alla fine di aprile 2016, c’erano 28 donne nel braccio della morte su un totale di 1.004 condannati a morte, secondo quanto riferito da Thushara Upuldeniya, Commissario per le prigioni e portavoce del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria. 

Le Nazioni Unite
Nel novembre 2012, nell’ambito della Revisione Periodica Universale del Consiglio dei Diritti Umani dell’ONU, il Governo ha respinto le raccomandazioni a compiere passi immediati verso l’abolizione legale della pena di morte.
Il 19 dicembre 2016, lo Sri Lanka ha votato a favore della Risoluzione per una moratoria delle esecuzioni capitali all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, come fatto nelle sessioni del 2010, del 2008 e del 2007. Nelle due precedenti sessioni, nel 2012 e nel 2014, si era astenuto.

 

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