esecuzioni nel mondo:

Nel 2019

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Dal 2000 a oggi

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legenda:

  • Abolizionista
  • Mantenitore
  • Abolizionista di fatto
  • Moratoria delle esecuzioni
  • Abolizionista per crimini ordinari
  • Impegnato ad abolire la pena di morte

SRI LANKA

 
governo: repubblica presidenziale
stato dei diritti civili e politici: Parzialmente libero
costituzione: 16 agosto 1978, emendata a dicembre 2001
sistema giuridico: insieme di common law, diritto romano-tedesco, sistemi kandiano e del Jaffna Tamil
sistema legislativo: monocamerale, Parlamento
sistema giudiziario: Corte Suprema e Corte d'Appello (giudici nominati dal Presidente)
religione: 69.1% buddisti, 7.6% musulmani, 15% induisti, 8% cristiani, 10% non specificati
metodi di esecuzione: impiccagione
braccio della morte: 1299 (al 31 dicembre 2018, secondo il Ministero della Giustizia)
Data ultima esecuzioni: 23-6-1976
condanne a morte: 27
Esecuzioni: 0
trattati internazionali sui diritti umani e la pena di morte:

Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici

Primo Protocollo Opzionale al Patto

Convenzione sui Diritti del Fanciullo

Convenzione contro la Tortura ed i Trattamenti e le Punizioni Crudeli, Inumane o Degradanti


situazione:
Lo Sri Lanka è abolizionista di fatto dal 1976.
Sono puniti con la pena capitale l’omicidio, l’aver causato l’esecuzione di un innocente mediante falsa testimonianza, reati contro lo stato, traffico di armi, reati economici e di droga.
La prima impiccagione nell’isola è avvenuta nella prigione di Welikada l’11 febbraio 1884, quando lo Sri Lanka era una colonia britannica conosciuta come Ceylon. Da allora sono state giustiziate 1.868 persone.
L’ultima esecuzione è avvenuta circa vent’anni dopo l’indipendenza, il 23 giugno 1976, quando un contadino di 27 anni, Jayasinghe Chandradasa, fu giustiziato per omicidio.

Alla fine del 2018 vi era un totale di 1.299 condannati a morte nelle carceri del Paese.
Nel 2017, secondo il Ministro della Riforma Penitenziaria, la Riabilitazione e gli Affari Religiosi Hindu, sono state pronunciate 218 nuove condanne a morte e 2.717 detenuti erano nel braccio della morte alla fine dell’anno. Tuttavia, al 9 aprile 2017, secondo un rapporto redatto dalla task force istituita dal Governo, presentato poi al Parlamento, vi erano 1.082 persone nel braccio della morte, 726 casi erano in appello mentre gli ergastoolani erano 555, e 463 casi in appello.
Nel 2016, secondo Amnesty International, almeno 79 persone sono state condannate a morte.
Nel 2015, secondo Amnesty International, almeno 51 persone sono state condannate a morte, per lo più per omicidio e almeno tre per traffico di droga.

Secondo la legge penitenziaria, i detenuti condannati non sono autorizzati a socializzare con altri detenuti e devono stare in isolamento. Hanno una cella minuscola e un piccolo corridoio che conduce alla loro cella lontano dai loro compagni di prigionia e non si possono nemmeno vedere o ascoltare l’un l’altro. L’unico privilegio che hanno è camminare avanti e indietro lungo i corridoi della loro sezione. Dopo una ricerca durata tre anni, nell’ottobre 2015 l’amministrazione penitenziaria ha reso noto di aver assunto due nuovi boia. Ne aveva nominato uno nel marzo 2014, ma dopo aver visto la forca l’uomo ha avuto delle difficoltà e si è dimesso dall’incarico. Nemmeno altri due boia assunti nel 2013 riuscirono a presentarsi al lavoro. 

Molti tentativi sono stati fatti dai vari governi per riprendere le esecuzioni, ma senza alcun risultato a causa di proteste su larga scala che si sono manifestate nel Paese.
Il 14 settembre 2015, il Ministro degli Esteri Mangala Samaraweera nel suo discorso al Consiglio Onu per i Diritti Umani (UNHRC) ha dichiarato che lo Sri Lanka non avrebbe applicato la pena capitale. Da parte sua, il Presidente Maithripala Sirisena ha dichiarato il 18 settembre in occasione di un meeting a Galle che, in caso di approvazione del Parlamento, avrebbe ripreso le esecuzioni. Anche se la pena capitale può essere imposta tramite i poteri esecutivi del Presidente, “penso che la soluzione migliore sia il dibattito in Parlamento”, ha detto Sirisena. “In qualità di leader che rispetta i principi morali, presterò attenzione rigorosa alla domanda popolare di applicazione della pena di morte.” Il 6 ottobre 2015, il Ministro della Giustizia Wijeyadasa Rajapaksha ha dichiarato in Parlamento che lo Sri Lanka non avrebbe ripreso le esecuzioni e che ha deciso di votare a favore della risoluzione delle Nazioni Unite per la moratoria sulla pena di morte. Sottolineando che più di 100 Paesi hanno abolito la pena di morte, il Ministro ha detto che, soprattutto nei paesi democratici, le pene sono finalizzate a recupero e riabilitazione.
Il 4 gennaio 2016, la Commissione Diritti Umani dello Sri Lanka, un organismo indipendente istituito dal Governo nel 1996 per promuovere e proteggere i diritti umani nel Paese, in una lettera al Presidente ha raccomandato l’abolizione della pena di morte nello Sri Lanka in linea con l’impegno del Paese per una società più umana in sintonia con i diritti umani, principi e valori.
Il 9 aprile 2017, una task force speciale (TF) nominata dal Governo per esaminare il sovraffollamento delle carceri ha presentato la sua relazione in Parlamento proponendo al Governo di considerare la commutazione delle condanne a morte in ergastolo e la concessione della libertà vigilata per coloro scontando le condanne a vita secondo le leggi vigenti. 

Nel luglio 2018, il Presidente M. Sirisena ha però annunciato per la prima volta di essere pronto a riprendere le esecuzioni per quei trafficanti di droga che continuano ad operare dal carcere, dopo che il 10 luglio il Consiglio dei Ministri ha adottato all’unanimità una proposta in tal senso.
Nel gennaio 2019, in occasione di una visita nelle Filippine, Sirisena ha detto di voler “replicare il successo” di Rodrigo Duterte nel contrasto alla droga che è, a suo giudizio, “un esempio per il mondo.” In marzo, l’Alto commissario per I diritti umani delle Nazioni Unite, Michelle Bachelet, ha riferito al Consiglio diritti umani che almeno 27000 persone sono state uccise nelle Filippine nella campagna anti droga. Sirisena si è detto speranzoso di compiere la prima esecuzione entro uno o due mesi e ha chiesto alle organizzazioni a tutela dei diritti umani di con opporsi. Il Ministro della Giustizia Thalatha Athukorale aveva detto che le procedure relative a cinque condannati a morte per droga erano esaurite e che Sirisena doveva solo firmare i decreti di esecuzione.
Secondo dati rilasciati il 9 gennaio 2019 dal Ministero della Giustizia e delle Riforme delle carceri, nello Sri Lanka al 31 dicembre 2018 vi era un totale di 1.299 condannati a morte. Di questi, 1.215 sono maschi e 84 donne. Dei 1.299 condannati, 789 uomini e 34 donne hanno presentato appello contro le loro condanne, mentre le condanne definitive riguardano circa 426 uomini e 50 donne. Sarebbero almeno 60 quelli condannati a morte per droga, di cui 6 donne, dal 2008 alla fine del 2018, secondo Harm Reduction.
Nel febbraio 2019, il Governo ha fatto un annuncio sulla stampa locale per un candidato alla mansione di boia per la quale serve essere maschio, di età compresa tra i 18 e i 45 anni, con “eccellenti qualità morali” dotato di “una buona mente e forza mentale”

Commutazioni o sospensioni della pena di morte
Non si sono registrate commutazioni di condanne a morte da parte del Presidente Sirisena nel 2018, nonostante negli anni precedenti fosse solito concederne.
Con le commutazioni del 2017, erano salite a 247 le commutazioni di condanne a morte in ergastolo concesse dal Presidente Maithripala Sirisena da quando ha assunto la carica nel gennaio 2015.
Il 2 febbraio 2017, il Presidente dello Sri Lanka Maithripala Sirisena ha deciso di commutare in ergastolo le condanne di 60 prigionieri del braccio della morte, in vista del 69° Giorno dell’Indipendenza del 4 febbraio. I condannati potranno godere della libertà condizionale solo dopo aver scontato una pena minima di 20 anni dopodiché le loro richieste per qualsiasi beneficio saranno inviate al board una volta ogni quattro anni.
Nonostante i tribunali dello Sri Lanka emettano condanne a morte per reati gravi come l'omicidio, lo stupro e il traffico di droga, l’ultima esecuzione nel Paese risale al 1976.
In precedenza, il Presidente Sirisena ha commutato la pena a 34 detenuti del braccio della morte nel dicembre 2015. Un altro gruppo di 83 prigionieri hanno ottenuto la commutazione il 22 aprile 2016 e 70 altri il 27 maggio 2016. Tutte le sentenze capitali sono state commutate su raccomandazione di un comitato di esperti istituito dal precedente Governo nell’ottobre 2013. Del comitato, presieduto dal giudice della Corte Suprema in pensione Nimal E. Dissanayake, fanno parte anche il Segretario del Ministero della Giustizia, il Procuratore Generale aggiunto e il Commissario delle prigioni. Una parte di questi prigionieri ha passato tra i 20 e i 30 anni all’interno del braccio della morte.

La guerra alla droga
Nonostante lo Sri Lanka sia adolizionista di fatto, con l’ultima esecuzione risalente al 1976, nel luglio 2018 il Presidente Sirisena ha annunciato di essere pronto ad eseguire le condanne a morte per droga di chi continua il traffico dal carcere con il Governo che il 10 luglio 2018 ha approvato all’unanimità un provvedimento in tal senso. Preoccupa il fatto che questa sia una politica ispirata dalla brutale guerra alla droga in corso nelle Filippine ad opera del Presidente Duterte.
Le condanne a morte per droga e traffico di sostanze stupefacenti si sono succedute negli anni. Secondo il rapporto di Harm Reduction “La pena di morte per droga: una visione globale per il 2018”, dal 2008, almeno 60 persone (tra cui sei donne) sono state condannate a morte percrimini legati alla droga.
Almeno sei nuove condanne a morte sono state pronunciate nel 2018 per droga, quattro per possesso e/o traffic dai 2.8 ai 18.2 grammi di eroina.

La pena di morte nei confronti delle donne
Nello Sri Lanka, al 31 dicembre 2018, c’erano 84 donne nel braccio della morte su un totale di 1.299 condannati a morte.
Di queste, 50 sono definitive, secondo il Ministero della Giustizia e la Riforma del carcere. Secondo Harm Reduction, dal 2008 alla fine del 2018 sono state pronunciate 6 donne sono state condannate a morte per droga.

Le Nazioni Unite
Nel novembre 2017, nell’ambito della Revisione Periodica Universale del Consiglio dei Diritti Umani dell’ONU, il Governo ha accolto le raccomandazioni a considerare la ratifica del Secondo Protocollo Opzionale al Patto sui Diritti Civili e Politici e a considerare l’abolizione della pena di morte.
Il 17 dicembre 2018, lo Sri Lanka ha votato a favore della Risoluzione per una moratoria delle esecuzioni capitali all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, come fatto nelle sessioni del 2016, 2010, del 2008 e del 2007. Nelle due precedenti sessioni, nel 2012 e nel 2014, si era astenuto.

 

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