USA - South Dakota. La pubblica accusa rinuncia alla pena di morte su richiesta dei parenti della vittima

24 Aprile 2018 :

La pubblica accusa rinuncia alla pena di morte su richiesta dei parenti della vittima nell’unico caso capitale in corso nello stato. Mark Vargo, Procuratore Distrettuale della Pennington County, il 16 aprile ha formalmente ritirato l’intenzione di perseguire la condanna a morte contro Jonathon Klinetobein, e lo stesso provvedimento è stato preso il 19 aprile nei confronti di Richard Hirth. I due uomini sono accusati di aver ucciso, nel maggio 2015, Jessica Rehfeld. Più precisamente Klinetobein è ritenuto il mandante dell’omicidio “a pagamento” della sua ex fidanzata, e Hirth è ritenuto l’esecutore materiale. Un terzo imputato a gennaio si è dichiarato colpevole in cambio di una condanna all’ergastolo. Il padre della vittima, Michael Rehfeld, inizialmente favorevole, nelle fasi iniziali del processo ha comunicato alla pubblica accusa ed alla corte che lui e il resto della famiglia avevano maturato un senso di contrarietà alla pena di morte. Il signor Rehfeld ha affermato di essere stato "consumato dalla rabbia" al momento in cui inizialmente si prospettava l’uso della pena capitale e di aver "pienamente sostenuto" tale decisione. Tuttavia, ha detto, col tempo, aveva riconsiderato la sua posizione. Il signor Rehfeld ha detto che il lungo processo di appello dopo l’eventuale imposizione di una condanna a morte avrebbe tenuto gli assassini di sua figlia nei notiziari, permettendo "ai colpevoli di diventare famosi", imbastendo una saga giudiziaria che avrebbe relegato il ricordo della figlia a elemento secondario, e con tempi tali che avrebbe impedito alla famiglia di sanare le ferite emotive. Inoltre la famiglia non sarebbe stata in grado di recuperare gli oggetti personali della ragazza, ad esempio il cellulare con le ultime foto scattate, perché sarebbero stati trattenuti a tempo indeterminato come elementi di prova. A questo punto, se condannati, Klinetobein e Hirth rischiano l’ergastolo senza condizionale. Quello di familiari delle vittime che chiedono alla pubblica accusa di non perseguire la condanna capitale perché questo rallenterebbe il loro processo di “guarigione emotiva” sta diventando un fenomeno sempre più diffuso. Secondo uno studio dell’Università del Minnesota (non identificato nell’articolo, ndt) solo il 2,5% dei familiari delle vittime hanno riferito di aver riportato un senso di “chiusura” della vicenda grazie alla pena capitale. Il 20,1% ha invece detto esplicitamente che l’esecuzione dei responsabili non li ha aiutati nel percorso di guarigione emotiva. Un altro studio del 2012 pubblicato su Marquette Law Review (Assessing the Impact of the Ultimate Penal Sanction on Homicide Survivors: A Two State Comparison) ha rilevato che i familiari coinvolti in procedimenti penali in cui non era disponibile l’opzione della condanna a morte o non era stata richiesta godevano di migliore salute “fisica, psicologica ed emotiva”, ed hanno espresso un grado di soddisfazione nel sistema giudiziario molto maggiore rispetto ai familiari di casi capitali. Lloyd LaCroix, presidente del Board of County Commissioners (il governo della Contea) ha detto che la decisione di ritirare la pena di morte farà risparmiare denaro alla contea, anche se era incerto su quanto. Nel settembre 2017, i commissari hanno accolto le richieste dei tribunali di contea e dell'Ufficio del Difensore Pubblico per aumenti di mezzo milione di dollari nei loro bilanci del 2018. Il direttore dell'ufficio del Difensore Pubblico aveva precedentemente stimato che i contribuenti potevano "ragionevolmente aspettarsi" di pagare tra i 500.000 dollari e il milione di dollari per i costi di accusa e difesa per questo caso. L’ultima condanna a morte emessa nella Pennington County è quella contro Charles Rhines nel 1993. I ricorsi in quel caso non sono ancora conclusi.

 

altre news